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Pensioni ultime notizie Legge stabilità cosa davvero fattibile tra quota 100, assegno universale, legge Renzi-Boeri ibrida

Manca poco più di un mese e mezzo alla presentazione della nuova Manovra Finanziaria: quali le novità pensioni da aspettarsi? Le ultime notizie




Manca poco più di un mese e mezzo alla presentazione della nuova Manovra Finanziaria e la domanda più frequente è quella che riguarda le possibili novità pensioni che potremmo aspettarci. Le ultime notizie non  fanno ben sperare in qualcosa di positivo, se non la proroga del contributivo donna che, però, dovrebbe essere approvata già mercoledì prossimo 9 settembre quando si riunirà nuovamente la Commissione Lavoro e alla luce della disponibilità delle risorse economiche necessarie rese note dal Ministero del Lavoro.

Probabilmente, invece, dopo la Manovra potrebbe essere messo a punto l’ormai noto decreto previdenza che, insieme a interventi negativi e tagli su baby pensioni, reversibilità, invalidità, guerra, dovrebbe contenere anche la definizione completa e ridisegnata della possibile estensione del contributivo donna anche agli uomini, e la misura dell’assegno universale.

Ma è proprio l’assegno universale che sta ancora facendo discutere: mentre il presidente dell’Inps Boeri lo ha modulato per gli over 55 che perdono il lavoro, il M5S vorrebbe estenderlo a tutti, e il ministro del Lavoro solo a chi perde sì il lavoro ma dimostra di essere concretamente alla ricerca di un’altra occupazione e limitato nel tempo. Per trovare un accordo su questo intervento ci vorrà probabilmente un po’ di tempo, così come tempo ci vorrà per capire se la nuova legge Renzi-Boeri sarà un sistema accolto da tutti e finalmente da fare entrare in vigore.

La nuova legge sarebbe un mix di quota 100, mini pensione e contributivo, proponendo l’uscita a 62 anni con 35 anni di contributi e una decurtazione del 3%, per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia di pensionamento fissata dalle attuali norme previdenziali. La penalizzazione sull’assegno mensile arriverebbe ad un massimo del 12%, se si decide di lasciare a 62 anni, ma si tratta di un taglio che verrebbe in parte alleggerito da un prestito erogato dallo Stato, secondo il sistema della mini pensione, ma che il lavoratore dovrà poi restituire, con piccole decurtazioni mensili sull’assegno finale, una volta raggiunti i normali requisiti richiesti. La pensione verrebbe così calcolata sul montante contributivo versato da ciascun lavoratore.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il