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Pensioni ultime notizie quali e quante penalizzazioni quota 100, contributivo, legge Boeri-Renzi previste per ogni piano

Andare in pensione prima indipendentemente dalle novità proposte prevederebbe penalizzazioni a carico del lavoratore: piani, cosa prevedono e novità




Andare in pensione prima, indipendentemente dalle novità proposte, prevederebbe comunque penalizzazioni a carico del lavoratore, sia che si tratti di sistema di mini pensione, sia di quota 100 che di contributivo. Ma vediamo nel dettaglio quanto inciderebbero sul reddito finale dei lavoratori. Partendo da piano di uscita con quota 100, proposto dal presidente della Commissione Lavoro Damiano, permetterebbe ai lavoratori di scegliere quando lasciare il lavoro, vale a dire a 60 di età con 40 anni di contributi, a 61 anni di età e 39 di contributi, o a 62 e 38 di contributi, purchè la somma di età anagrafica e contributiva dia come risultato appunto 100.

Il principio di questa sistema nasce dall’idea di ripristinare il vecchio sistema delle quote, cioè quello che consentiva di sommare l'età anagrafica del lavoratore alla sua anzianità contributiva per raggiungere un valore che consentiva l'uscita, e più alti sono i contributi versati dal lavoratore fino a quando decide di lasciare il lavoro, più cospicuo sarà il valore del suo assegno finale. Con il ricalcolo contributivo, si potrebbero percepire assegni almeno il 20% più bassi, soprattutto per coloro che hanno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995. Con il contributivo, che è comunque un sistema facoltativo, l'importo dell'assegno dipenderebbe dall'età dell'uscita effettiva, per cui se si va in pensione più tardi i coefficienti di trasformazione che traducono in pensione il montante accreditato saranno maggiori e la pensione finale più elevate; l'andamento delle retribuzioni negli ultimi anni di lavoro; e la presenza o meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, e solo nel primo caso il calcolo retributivo inciderà sull’assegno finale.

Con il ricalcolo contributivo subiscono le riduzioni maggiori coloro che percepiscono retribuzioni elevate negli ultimi anni di lavoro e soprattutto chi poteva vantare almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, lavoratori il cui assegno è in parte ancora calcolato con il retributivo e che con il contributivo subirebbero un taglio di circa il 25% della pensione che sarebbe stata percepita con il sistema misto, e di oltre il 30% nel caso di stipendi altissimi a fine carriera.

C’è poi la nuova legge Renzi-Boeri che prevede la possibilità di andare in pensione prima con decurtazioni sull'assegno finale fino ad un massimo del 12%, cioè tagli del 3% per ogni anno di uscita anticipata, fino a 62 anni, riprendendo in parte le penalizzazioni di quota 100 ma attraverso la mini pensione che farebbe pesare meno nell'immediato i tagli ma che comunque, una volta maturati i normali requisiti, verrebbe restituito ma con trattenute di qualche decina di euro sull’assegno finale che si calcolerebbe esclusivamente sulla base del montante contributivo effettivamente accumulato dal lavoratore durante la sua vita professionale.

In ogni caso, comunque, anche con il contributivo donna, che permette alle lavoratrici di andare in pensione prima a 57 anni per le dipendenti e a 58 per le autonome con 35 anni di contributi e un assegno finale calcolato esclusivamente con sistema contributivo e non più retributivo, le penalizzazioni sugli assegni finali di chi decide di lasciare il lavoro prima si aggirano intorno al 15-20% con possibilità di arrivare anche al 30% in meno rispetto a quanto percepirebbero se andassero in pensione maturando i normali requisiti richiesti.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il