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Riforma Pensioni: prima c'era convergenza modifiche da realizzare ora non più e aumentano dubbi e critiche

Inserire novità pensioni nella prossima Manovra Finanziaria diventa ogni giorno più difficile: le ultime notizie, dubbi e divergenze




Inserire novità pensioni nella prossima Manovra Finanziaria diventa ogni giorno più difficile: le ultime notizie sulle misure che si stanno via via iniziando a definire, dall'abolizione di Imu e Tasi, al piano di taglio delle tasse, alla proroga anche per il 2016 del bonus ristrutturazioni casa, al piano di rilancio per il Sud e nuove modifiche per il regime dei minimi per il mondo delle partite Iva confermano che al momento nulla è previsto sulle pensioni. Nonostante l’obiettivo del governo Renzi, da mesi ormai, sia quello di definire piani per garantire uscite anticipate dal lavoro a tutti rispetto ai requisiti richiesti dall’attuale legge, ad oggi non si è riusciti a concretizzare ancora alcuna proposta.

Restano in ballo piano di uscita con quota 100, contributivo, mini pensione, assegno universale ed anche la nuova legge ibrida Renzi-Boeri che, essendo sintesi degli appena citati sistemi, potrebbe rappresentare un buon compromesso, anche se presenta diversi paradossi. La nuova legge prevede la possibilità per tutti di andare in pensione a 62 anni con 35 anni di contributi e una decurtazione del 3%, per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia degli attuali 66 anni.

La penalizzazione sull’assegno mensile arriverebbe ad un massimo del 12%, se si decide di lasciare a 62 anni, ma si tratta di un taglio che sarebbe in parte alleggerito da un prestito erogato dallo Stato, secondo il sistema della mini pensione, ma che il lavoratore dovrà poi restituire, con piccole decurtazioni mensili sull’assegno finale, maturati i requisiti richiesti. La pensione finale si dovrebbe calcolare sul montante contributivo versato da ciascun lavoratore.

In questo modo la pensione anticipata verrebbe interamente pagata dagli stessi cittadini, a costo zero per lo Stato, e forse anche poco vantaggiosa per il lavoratore. Ma si tratterebbe di un ottimo momento in cui presentare una legge compromesso considerando che ad impedire la realizzazione di modifiche alle pensioni è anche la continua divergenza politica nata già tempo fa e non solo tra i diversi partiti ma all’interno del Pd stesso. Ognuno, infatti,  spinge verso diverse proposte, ognuno ha presentato dl differenti e si continua a battagliare per la realizzazione di uno piuttosto che un altro piano.

All’interno dello stesso Pd, il presidente della Commissione Bilancio Boccia ha chiesto al governo di intervenire sulle pensioni e sui contratti pubblici, così come deciso dall'Alta Corte; il sottosegretario Baretta annuncia novità per anticipare l’uscita dal lavoro, valutando l’ipotesi di una penalizzazione del 3% per ogni anno di anticipo in cui si decide di andare in pensione, a partire dai 62 anni, rispetto ai 66 oggi richiesti, fino ad arrivare ad un massimo del 12% per chi decide di lasciare con 4 anni di anticipo il lavoro, ma la Lega e parte del Pd chiedono innanzitutto la proroga del contributivo donna, anche oltre il 2015, e Forza Italia vuole un aumento delle pensioni minime a mille euro.

Questo clima politico teso è reso peggiore anche dagli scontri tra Inps, Parlamento e Ministeri. Mentre, infatti, i tecnici del Ministero delle Finanze continuano a frenare sulle diverse ipotesi di modifica a causa della mancanza di risorse economiche, l’Inps rilancia su misure come contributivo e assegno universale, mentre il Parlamento spinge sulla quota 100 ma senza alcuna penalizzazione, come richiesto anche dai sindacati.

In ballo anche la questione dell’assegno universale: il presidente dell’Inps Boeri, nel suo piano pensioni presentato a luglio, ha proposto di erogarlo agli over 55 che perdono il lavoro, ma il Ministero del Lavoro pur essendo d’accordo con questa fascia di persone cui destinarlo propone di erogarlo per un periodo limitato (che potrebbero essere due anni) solo al lavoratore che ha perso il lavoro ma che dimostra di essere concretamente alla ricerca di un nuovo impiego. Completamente diversa la posizione del M5S che da sempre pensa di dare l’assegno universale a tutti.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il