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Pensioni ultime notizie Renzi, INPS, Partiti, Ministeri sempre meno convergenza su quota 100, assegno universale, contributivo

Resta ancora troppo aperto il dibattito sulla questione previdenziale e le novità indicano ancora divergenze nel governo: le ultime notizie




Resta ancora troppo aperto il dibattito sulla questione previdenziale e le novità che indicano ancora divergenze nel governo, all’interno dello stesso Pd, ma anche con altri partiti, e con Inps, e Ministeri lo dimostrano. Le ultime notizie infatti confermano come ognuno continui a proseguire sulla propria strada di intervento sulle pensioni rilanciando diverse proposte, da quota 100 a mini pensione, contributivo, assegno universale, proroga del contributivo donna, nonché necessarie soluzioni definitive per esodati e quota 96, senza dimenticare i lavoratori cosiddetti quindicenni.

Sono, dunque, diverse le questioni previdenziali ancora da risolvere ma probabilmente resteranno aperte ancora a lungo, almeno fino a quando il clima politico non sarà nuovamente sereno e si potrà collaborare cercando soluzioni-compromesso che siano soddisfacenti soprattutto per i cittadini. Mentre il viceministro dell’Economia Morando smentisce interventi al vaglio al momento sulle pensioni, spiegando che ogni modifica possibile, anche se ora, deve essere comunque a costo zero e autofinanziata senza, cioè, intaccare i conti pubblici, il presidente della Commissione Bilancio Boccia chiede al governo nuovi interventi sulle pensioni e il responsabile economico del Pd Taddei appoggia questa posizione chiedendo piani che permettano a tutti i lavoratori di andare in pensione prima, in modo da sostenere anche l’attuale generazione.

Ad agosto, poi, sembrava quasi ufficiale la proroga del contributivo donna, sostenuto da Parlamento, Inps e premier Renzi, per cui il Ministero del Lavoro ha anche annunciato disponibilità di risorse economiche, e tornerà ad essere discusso mercoledì 9 settembre in Commissione Lavoro. Resta, tuttavia, il rischio che potrebbe essere ancora bloccato dai tecnici del Ministero delle Finanze. Bloccati anche i progetti che Renzi aveva annunciato, da una maggiore flessibilità per tutti, ad aumenti delle pensioni minime, senza considerare la nuova legge ibrida che permetterebbe di andare in pensione a 62 anni con 35 anni di contributi e una decurtazione del 3%, per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia di pensionamento fissata dalle attuali norme previdenziali.  

La penalizzazione sull’assegno mensile arriverebbe ad un massimo del 12%, se si decide di lasciare a 62 anni, ma si tratta di un taglio in parte ricompensato da un prestito (mini pensione) dello Stato che il lavoratore dovrà poi restituire, con piccole decurtazioni mensili sull’assegno finale, una volta raggiunti i normali requisiti richiesti. La pensione si calcolerebbe sul montante contributivo versato da ciascun lavoratore.

Il Ministero del Lavoro punta invece sul turn over lavorativo, mentre sindacati, minoranza Pd e Commissione parlamentare puntano sul piano di quota 100, bocciato invece da Ministero delle Finanze e presidente dell’Inps Boeri perché troppo costoso. Manca convergenza e accordo anche sull’approvazione dell’assegno universale: il presidente dell’Inps Boeri lo ha proposto per gli over 55 che rimangono senza lavoro, il premier Renzi vorrebbe istituirlo per le fasce disagiate, il M5S a tutti, mentre il ministro del Lavoro Poletti solo per chi ha perso il lavoro ma dimostra di essere alla ricerca di un nuovo impiego e per un tempo limitato.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il