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Riforma pensioni come funziona e per chi con nuove legge Renzi-Boeri che si aggiunge a piani Lega, M5S, Fi, Pd

Quali le novità pensioni più fattibili in vista della prossima Manovra Finanziaria di ottobre? Ultime notizie non proprio positive e confronti




La domanda che si sta facendo sempre più ricorrente in queste settimane è: ci saranno novità pensioni nella prossima Manovra Finanziaria? E se sì, quali? Si tratta di questi semplicissimi ma cui però è davvero difficile dare una risposta. Le ultime notizie, infatti, sono ancora piuttosto confuse e traballano tra la necessità di intervenire per alcune correzioni da apportare all’attuale legge e quella di modificare i requisiti, troppo rigidi, di accesso alla pensione finale e la mancanza di risorse economiche.

Probabilmente nuove indicazioni che potrebbero far capire gli orientamenti del governo potranno arrivare dopo la revisione del Def, da presentare entro il 20 settembre, e che metterà chiaramente in luce quali e quanti fondi sarebbero ancora disponibili per definire misure da inserire nella Manovra di ottobre.

Tra le ultime novità da considerare ci sarebbe, però, una nuova legge, ibrida,Renzi-Boeri, combinazione dei diversi piani presentati in questi mesi e che sarebbe da valutare confrontandola le leggi avanzate nel corso di questi mesi dai diversi partiti politici, da Pd, a Lega, Forza Italia, M5S. La nuova legge, mix di mini pensione, contributivo e quota 100, consentirebbe al lavoratore di pensione prima con decurtazioni sull'assegno finale fino ad un massimo del 12%, cioè tagli del 3% per ogni anno di uscita anticipata, fino a 62 anni, riprendendo in parte le penalizzazioni di quota 100, ma ricevendo una mini pensione che farebbe pesare meno i tagli nell'immediato.

Essendo, però, un prestito erogato dallo Stato, dovrà essere restituito una volta maturati i normali requisiti richiesti. Con questo sistema, la pensione finale verrebbe calcolata interamente con metodo contributivo. E sono restituzione di prestito e calcolo del montante contributivo, da cui risulterebbe poi il valore della pensione finale, a destare perplessità. E’ vero che in questo modo la pensione anticipata non costerebbe nulla allo Stato ma è anche vero che sarebbe interamente a carico dei cittadini stessi, non rendendo alla fine vantaggiosa l’uscita prima e bloccando, allo stesso tempo, anche il rilancio dell’occupazione.

Questa legge, da molti ritenuta fattibile, anche se con i paradossi appena detti, ‘corre’, però, con le altre presentate dagli altri partiti politici. Dall’uscita quota 100 di Damiano, data dalla somma di età anagrafica e contributiva, a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalizzazioni crescenti in base all’anno di anticipo in cui si decide di lasciare il lavoro, ma considerata troppo costosa da Inps e Ministero del Lavoro;  alla proroga del contributivo, su cui spingono da tempo Lega e M5S, bloccata più volte dai tecnici del Ministero delle Finanze; all’uscita con 41 anni di contributi, senza penalizzazioni, e indipendentemente dall’età anagrafica, proposta sempre dalla minoranza Pd.

Per Forza Italia, invece, per le novità pensioni si dovrebbe innanzitutto partire da un aumento delle pensioni minime a mille euro. Per tornare, dunque, alle domande iniziali, le risposte potrebbero essere ancora incerte. Incerte le novità pensioni nella prossima Manovra e molto dipenderà dalle risorse disponibili e se arrivassero sarebbero minime e incerti anche le modifiche eventuali previste.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il