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Pensioni ultime notizie si delineano nuovi scenari questa settimana tra conferme e smentite in attesa contributivo donna

La situazione economica italiana migliora ma ancora nessuna novità pensioni concreta: situazione attuale e possibili prospettive




La situazione economica italiana sembra finalmente migliorare: le novità di questi giorni infatti riportano le ultime notizie Istat secondo cui nel secondo trimestre del 2015 il prodotto interno lordo (Pil) è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,7% rispetto al secondo trimestre del 2014. L’Istat ha, inoltre, spiegato che rispetto al trimestre precedente i principali aggregati della domanda interna hanno mostrato andamenti dissimili, con i consumi finali nazionali in aumento dello 0,3% (+0,4% per i consumi finali dei residenti) e gli investimenti fissi lordi in diminuzione dello 0,3%. Riguardo alle componenti estere si è registrata una crescita più intensa per le importazioni (+2,2%) che per le esportazioni (+1,2%).

Perché, però, il governo possa proseguire sulla sua strada di lavoro, intervenendo anche sulle pensioni è necessario che la crescita economica si mantenga nel tempo continua a costante. Nell’attesa di vedere come evolveranno in questo senso le novità, questa settimana, insieme alla nuova legge ibrida Renzi-Boeri, è arrivata una nuova proposta pensioni anche dai sindacati. La prima prevede la possibilità di andare in pensione a 62 anni con 35 anni di contributi e una decurtazione del 3%, per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia di pensionamento fissata dalle attuali norme previdenziali.

La penalizzazione arriverebbe ad un massimo del 12%, se si decide di lasciare a 62 anni, ma si tratta di un taglio che verrebbe in parte alleggerito da un prestito erogato dallo Stato, secondo il sistema della mini pensione, che il lavoratore dovrà poi restituire con trattenute minime sull’assegno finale, una volta raggiunti i normali requisiti e la pensione verrebbe calcolata sul montante contributivo versato da ciascun lavoratore. La seconda è la prima proposta di legge popolare per pensionati e lavoratori dipendenti presentata dalla Cisl e che si basa su diversi punti: dall’erogazione del bonus fiscale di 1000 euro per pensionati, lavoratori dipendenti e autonomi, e giovani collaboratori, al nuovo assegno familiare per il sostegno alle famiglie, al’abolizione delle tasse sulla prima casa, ad un’imposta progressiva sulla grande ricchezza.

La segretaria della Cisl Furlan ha spiegato che l’obiettivo di questo nuovo ddl è l’estensione del bonus di 80 euro anche ai pensionati, ai lavoratori autonomi e agli incapienti, in misura piena se il reddito complessivo non supera i 40.000 euro e in misura ridotta se il reddito complessivo è superiore a 40.000 euro ma non a 50.000 euro. La Cisl chiede anche una revisione della previdenza, per rendere il comparto più equo e sostenibile, con interventi che possano garantire maggiore flessibilità in uscita per tutti al fine di rilanciare il mercato occupazionale soprattutto tra i più giovani.

Accanto a queste nuove proposte che riassumono la necessità di intervenire, potrebbe essere importante l’incontro tenutosi qualche giorno fa tra premier Renzi e ministro dell'Economia Padoan per fare il punto su sulle eventuali misure da inserire nella prossima Manovra Finanziaria, che deve essere presentata entro il 15 ottobre. In base, infatti, a fondi e risorse economiche che resteranno disponibili, si potrà procedere con la probabile definizione di modifiche pensionistiche, anche se al momento sembra piuttosto improbabile che novità pensioni vengano inserite nella Manovra di ottobre, sia perché il ministro Padoan continua ad esserne contrario, sia perché attualmente non ci sono i soldi, sia perché si è parlato in questi giorni di piano famiglie e assistenza. Ed è proprio questo uno dei nodi da sciogliere: il premier potrebbe procedere prima con misure a sostegno di famiglie e imprese e poi con modifiche alle pensioni.

Ma se la priorità del premier Renzi è quella di intervenire con una riduzione della pressione fiscale e con la cancellazione di Imu e Tasi ma Corte dei Conti e Bankitalia frenano su questo piano, è possibile allora che si viri verso novità pensioni, anche se l’Ue, ancora contraria a interventi previdenziali, potrebbe, invece, preferire interventi per il rilancio di lavoro e occupazione. Il problema è che pur aprendo a modifiche pensioni, manca una reale convergenza fra partiti politici, Ministeri, Inps, Parlamento e all’interno del Pd sui cambiamenti da applicare. C’è infatti chi spinge sull’assegno universale, anche se bisognerebbe definire le platee di beneficiari cui destinarlo; chi sul prepensionamento ma i piani sarebbero diversi, da quota 100 a mini pensione, contributivo, a part time e uscita con 41 anni di contributi senza penalizzazioni e indipendente dall’età anagrafica, per i precoci.

A creare ulteriore confusione le recenti dichiarazioni del Ministro del Lavoro che spinge sul part time, in realtà poco vantaggioso, e  non sostenuto da presidente dell’Inps Boeri, dallo stesso premier Renzi, dal ministro Padoan. Di certo, però, c’è che dopo le recenti smentite, da parte del viceministro dell’Economia Morando, del sottosegretario Zanetti, e dai tecnici del Ministero delle Finanze, ora dopo il rilancio di Boeri sull’assegno universale come priorità e di Poletti sul part time, seppur non appoggiato da tutti, potrebbero aprire nuovi spiragli per approfondire discussioni e dibattiti.

L’attesa cresce per la prossima settimana quando innanzitutto è in programma mercoledì 9 settembre la nuova riunione della Commissione Lavoro. Al centro dell’incontro proroga del contributivo donna, questione dei lavoratori quindicenni e forse anche dei quota 96 della scuola, casi i cui risultati potrebbero essere influenzare l’andamento delle altre discussioni previdenziali. Ma non solo: riprenderanno a breve,infatti, anche le discussioni sulle diverse riforme di Giustizia, Unioni Civili e Senato, che, in base agli esiti, potrebbero rappresentare (o meno) la forza del premier Renzi e serviranno per capire anche le intenzioni reali di Renzi stesso ma anche di Inps, Ministeri di Economia e Lavoro.

Il risultato è che c’è ancora molta confusione sulla prossima Manovra Finanziaria ma che di certo è necessario stabilire innanzitutto le priorità di intervento e scegliere, pur facendo il minimo, se intervenire su pensioni o welfare, piuttosto che fare l’errore, come accaduto per il per time, di sostenerlo ma capire che poi alla fine così vantaggioso come avrebbe dovuto essere non è.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il