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Pensioni ultime notizie modifiche ancora attuabili da Renzi. Quando, come e per chi. Età, contributi, requisiti a confronto

Quali le possibili novità pensioni che potrebbero essere definite nelle prossime settimane? Si torna a discutere di part time e si attende voto contributivo donna. Cosa prevedono




In vista della definizione della prossima Manovra Finanziaria sono diverse, e tante, le novità allo studio del governo sia sugli interventi ormai certi da definire sia per le pensioni. In quest’ultimo caso, però, le ultime notizie confermano una difficoltà di attuazione di misure pensionistiche che possano modificare i requisiti di accesso alla pensione dei lavoratori. Troppe, infatti, le misure, obbligatorie, da inserire nella Manovra che richiede già diversi miliardi di euro.

Se, tuttavia, dalla revisione del Def, che deve essere presentato il 20 settembre, risultassero fondi ulteriori, probabilmente si potrà procedere alla definizione di nuovi interventi pensionistici. Le strategie di Renzi in tal senso però sono contrastanti.

Fino a qualche tempo fa annunciava novità pensioni, tra aumenti delle pensioni minime e modifiche dei requisiti di accesso alla pensione, poi la nuova legge ibrida, combinazione dei meccanismi di quota 100, mini pensione e contributivo, poi novità inerenti al taglio di Imu e Tasi da inserire nella prossima Manovra Finanziaria, nonostante le contrarietà di Ue, Corte dei Conti e Bankitalia, quindi le intenzioni di mettere a punto un nuovo decreto previdenza, da presentare dopo la Manovra, con interventi su pensioni, seppur minimi, per tutti.

Tra questi potrebbe quasi certamente rientrare il part time, anche se resta da definirlo meglio. Rilanciato, infatti, solo qualche giorno fa dal ministro del Lavoro, appoggiato anche dai sindacati, pur non essendo stato definito ufficialmente dal governo a inserito nella riforma della P.A., per essere approvato dovrebbe essere leggermente rivisto per renderlo conveniente. Il problema sorge dal fatto che, secondo quanto previsto, il passaggio al part time oltre a comportare la riduzione di orario di lavoro e di stipendio mensile, comporterebbe anche il pagamento dei contributi restanti al raggiungimento della pensione finale a carico del lavoratore stesso.

E ben si capisce come non possa essere così modulata una misura vantaggiosa per un prepensionamento. Difficilmente, infatti, un lavoratore che guadagna da sempre una certa somma e che vede ridursela potrebbe accettare di pagarsi anche i contributi previdenziali mensili, il che significherebbe bloccare anche quel piano di nuove assunzioni dei giovani programmate come conseguenza di passaggio al part time. Nella sua versione iniziale, quella proposta dal ministro Madia l’anno scorso, il part time non era modulato in questo modo, ma permetteva ai lavoratori di scegliere il passaggio ad impiego part time con i contributi pagati dallo Stato, ma tecnici del Tesoro e Ragioneria di Stato avevano frenato sulla misura ritenendola troppo costosa.

Se però non dovesse essere nuovamente modificato in tal senso, potrebbe rivelarsi un fallimento se approvato, visto che nessun dipendente accetterebbe di avere uno stipendio minore e in più pagarsi autonomamente i contributi. Nuove indicazioni su eventuali modifiche di età e requisiti per andare in pensione potrebbero arrivare già questa settimana con il primo voto in Commissione Lavoro sul contributivo donna, regime ancora sperimentale che permetterebbe ancora fino alla fine del 2015 alle lavoratrici di andare in pensione prima, a 57 anni le statali e a 58 le autonome, accettando però di ricevere un assegno finale ridotto perché interamente calcolato con metodo contributivo piuttosto che con il più conveniente vecchio retributivo.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il