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Pensioni ultime notizie nuovi piani Renzi e Boeri allo studio. Volontà politica sembra esserci, pur se strategia è cambiata

Nuova strategia premier Renzi di lavoro su pensioni e welfare: novità e cosa aspettarsi in vista della Manovra finanziaria di ottobre




Le ultime notizie sulle pensioni sembrano contraddittorie: mentre si lavora alla definizione delle misure da inserire nella Manovra Finanziaria di ottobre, il premier Renzi sembra virare verso ulteriori novità rispetto a quelle di qualche mese fa. E’ vero, infatti, che si sta lavorando alla nuova legge ibrida Renzi-Boeri, sintesi dei meccanismi di uscita anticipata con quota 100, mini pensione e contributivo, permettendo di andare in pensione a 62 anni con 35 anni di contributi e una decurtazione del 3%, per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia di pensionamento fissata dalle attuali norme previdenziali, un taglio che verrebbe in parte alleggerito da un prestito erogato dallo Stato, mini pensione, che il lavoratore dovrà restituire con piccole decurtazioni mensili sull’assegno finale, quando avrà maturato i normali requisiti e il calcolo della pensione sarebbe calcolato sul montante contributivo effettivamente versato da ciascun lavoratore; ma è anche vero che solo qualche giorno fa il premier ha anche parlato di piano famiglia tra le priorità da attuare e della necessità di recuperare ingenti risorse per la prossima Manovra.

L’intenzione di Renzi era inizialmente quella di inserire questi provvedimenti, vale a dire piano famiglie, taglio tasse, nel decreto welfare e di realizzare modifiche pensionistiche insieme al presidente dell’Inps Boeri, basandosi soprattutto sul meccanismo del contributivo del presidente dell’Inps Boeri. Il problema è che ora sono diversi gli ostacoli che si ritrova a dover superare: a partire dai diversi partiti politici, per arrivare allo stesso Pd che non è favorevole al contributivo, ai margini sempre più stretti di manovra.

Per cercare, dunque, di mettere in atto quanto detto, potrebbe decidere di fare un intervento minimo per le famiglie, che verrebbe a costare circa 15 miliardi, ma potrebbe anche essere fatto con 3-4 miliardi solo per i più indigenti, e inserire tutti gli altri interventi nel decreto previdenza che dovrebbe invece arrivare più avanti, certamente dopo la Manovra Finanziaria.

Tuttavia, se Bankitalia, Corte dei Conti e Ue ostacolassero realmente il piano di taglio Tasi e Imu, che avrebbe un costo intorno ai 5-6 miliardi, questi soldi potrebbero essere utilizzati per le pensioni, senza dimenticare che a queste risorse si aggiungerebbero anche i ricavi delle penalizzazioni che deriverebbero dai piani di prepensionamento, come quota 100 e che potrebbero costare intorno agli 8 miliardi. Il problema è che per realizzare la Manovra Finanziaria servono già 25-30 miliardi, il che rappresenta una cifra decisamente ingente che lascia pochi spazi al momento per la definizione di ulteriori interventi.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il