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Pensioni ultime notizie si lavora tuttora a requisiti legge ibrida Renzi-Boeri accanto a piani M5S, Lega, Pd, Parlamento,

Ridurre l’assegno finale di chi decide di andare in pensione prima e novità per i requisiti di accesso alla pensione: ipotesi nuova legge ibrida e altri piani prepensionamento




Ridurre l’assegno finale di chi decide di andare in pensione prima e novità per i requisiti di accesso alla pensione che però varierebbero a seconda dei sistemi previsti e da definire. Le ultime notizie riguardano la nuova legge Renzi-Boeri, che combina le proposte di modifica finora presentate, tra quota 100, mini pensione e contributivo, e che prevede possibilità di lasciare il lavoro a 63 anni, con decurtazioni sull'assegno finale fino ad un massimo del 12%, cioè tagli del 3% per ogni anno di uscita anticipata, fino a 62 anni, riprendendo in parte le penalizzazioni di quota 100, ma percependo la mini pensione per rendere meno pesanti nell’immediati i tagli applicati.

E il calcolo della pensione finale verrebbe effettuato sulla base del montante contributivo accumulato dal lavoratore durante la propria vita lavorativa. Diverse, invece, sono le proposte avanzate da altri partiti politici: mentre il M5S da sempre propone l’assegno universale per tutti e chiede la proroga del contributivo donna oltre il 2015 e fino al 31 dicembre 2018, appoggiato in quest’ultimo caso dalla Lega, e offrendo alle donne lavoratrici la possibilità di andare in pensione prima, a 57 anni per le statali e a 58 anni per le autonome, accettando però un assegno ridotto di circa il 25-30% perché interamente calcolato con sistema contributivo e non più con il retributivo, parte della minoranza chiede ancora una completa revisione dell’attuale legge pensionistica.

La Lega ha anche presentato una richiesta di pensione a 64 anni per i dipendenti pubblici che hanno maturato la quota 96 entro il 31 dicembre 2012. Intanto, Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro, continua a rilanciare su uscita con quota 100, data dalla somma di età anagrafica e contributiva, che permetterebbe al lavoratore di scegliere quando andare in pensione, se a 60 di età con 40 di contributi, o a 61 anni di età con 39 di contributi, o a 62 anni di età con 38 di contributi con penalizzazioni applicate in base all’anno di anticipo di uscita dal lavoro. Anche il Parlamento sostiene questo piano di quota 100 che, invece, secondo l’Inps sarebbe particolarmente costoso. Secondo le stime di Boeri, infatti, costerebbe 10,6 miliardi fino al 2019.

Lo stesso Damiano è il fautore, sostenuto dall’onorevole Gnecchi sempre del Pd, della proposta di uscita con 41 anni di contributi ma senza penalizzazioni e indipendentemente dall’età anagrafica per tutti, meccanismo che certamente gioverebbe soprattutto ai lavoratori precoci che hanno iniziato a lavorare sin da giovanissimi.
 

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il