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Pensioni ultime notizie chi appoggia davvero quota 100, mini pensioni, assegno universale tra Renzi, Padoan, Poletti, Morando

Premier Renzi, Padoan, Poletti e Morando su novità pensioni: le ultime notizie sulle loro posizioni, ipotesi di lavoro e progetti. Cosa prevedono




Cambiare la legge pensionistica attuale modificando i requisiti di accesso alla pensione che oggi sono considerati troppo restrittivi, con novità che prevedano però penalizzazioni a carico del lavoratore. In discussione finora ci sono stati piani come quota 100, mini pensione, contributivo, ma anche assegno universale, mentre le ultime notizie si sono concentrate sulla nuova legge ibrida Renzi-Boeri, sintesi di tutti i sistemi citati, ma che presenta al contempo dubbi e paradossi.

E’ vero, infatti, che permetterebbe ai lavoratori di andare in pensione prima con tagli del 3% sull’assegno a seconda dell’anno di anticipo in cui si è lasciato il lavoro, e fino ad un massimo del 12% se si decide di andare in pensione a 62 anni, percependo però una mini pensione dallo Stato per alleggerire i tagli previsti ma da restituire una volta maturati i requisiti normali e ricevendo una pensione finale calcolata sul montante contributivo accumulato durante la propria vita lavorativa, ma è anche vero che così modulata questa uscita anticipata sarebbe interamene a carico dei cittadini, e forse, dunque, poco vantaggiosa.

Nonostante i paradossi questa novità sembra sostenuta da tanti e potrebbe andare bene anche al viceministro dell’Economia Morando che, sostenendo da sempre la contrarietà a interventi pensionistici della posizione del ministro Padoan, qualche settimana fa ha aperto a possibile modifiche ma solo se queste fossero state a costo zero per lo Stato e quindi autofinanziate.

E questo meccanismo risulterebbe a costo zero. Dubbia la posizione di Padoan che, in occasione del suo ultimo intervento al meeting Cl di Rimini, non ha fatto alcun accenno alle pensioni, così come il premier Renzi. Da sempre Renzi si dice favorevole a interventi sulle pensioni e nel corso dei suoi anni di governo si sono susseguite dichiarazioni e annunci in cui proponeva novità, dall’estensione del bonus di 80 euro anche ai pensionati, misura ancora non arrivata, ad aumenti delle pensioni minimi e sistemi di flessibilità, come dichiarato lo scorso luglio, ma su cui sembra essere nuovamente calato il silenzio.

Probabilmente si tratta di un silenzio ‘studiato’: l’intenzione di Renzi, cioè, di agire sulle pensioni c’è e ne è una dimostrazione la legge ibrida, o il progetto del decreto previdenza, ma prima di sbilanciarsi ulteriormente aspetta forse la presentazione del Def rivisto che dovrebbe arrivare il 20 settembre. Dalla definizione del nuovo Def, Documento base per la predisposizione delle misure da inserire nella Manovra Finanziaria, si capirebbe se saranno disponibili ancora risorse economiche da impiegare eventualmente per le pensioni.

Nulla nemmeno dal ministro Padoan che invece ha parlato della necessità di revisione delle tasse, da abbassare, e ha spiegato che “dopo gli 80 euro per equità sociale e misure su lavoro e crescita dell' occupazione, i prossimi passi saranno sostegno alle imprese e alle famiglie sulle tasse sulla casa. Poi vogliamo tornare ad aiutare le imprese e i redditi più bassi”. L’unico che è intervenuto in maniera positiva sulle pensioni è stato il ministro del Lavoro Poletti che, pur non avendo presentato nulla di concreto in fatto di piani e legge di interventi, ha ribadito la necessità di novità pensioni soprattutto collegate al lavoro.

E solo qualche giorno fa è tornato a rilanciare sul part time per modificare le uscite dal lavoro ma sostenere, al contempo, il ricambio generazionale. Favorevole da sempre a cambiare l’attuale sistema previdenziale è il presidente dell’Inps Boeri che, dopo aver presentato il suo piano pensioni in cinque misure lo scorso luglio, è tornato qualche giorno fa anch’egli a rilanciare però sull’assegno universale, dopo aver parlato la scorsa settimana della nuova legge ibrida Renzi-Boeri.

La strada che Boeri vuole intraprendere parte di nuovo dall’assegno universale: l’obiettivo è quello di contrastare, innanzitutto, la povertà sostenendo le persone che si ritrovano in condizioni precarie a seguito della perdita del lavoro ma che non possono ancora andare in pensione. L’idea è quella di introdurre un assegno universale, sostegno di inclusione attiva, per le persone che hanno più di 55 anni che perdono il lavoro ma non hanno ancora i requisiti necessari per andare in pensione. Secondo quanto spiegato da Boeri, infatti, solo un disoccupato su 10 over 55 riesce a trovare un lavoro dopo un licenziamento.

Anche nel caso di Boeri, così come del ministro del Lavoro, ci sono diverse ipotesi ma mancano piani concreti. E tra coloro che propongono e annunciano senza però soluzioni definitive, ci sono anche i contrari a interventi pensionistici e i perplessi. Tra questi il viceministro dell'Economia Morando, che da sempre smentisce interventi sull'attuale legge previdenziale al vaglio del governo e che qualche tempo fa ha spiegato che eventuali modifiche alle pensioni si potrebbero anche fare ma a patto che non richiedano l'impiego di ulteriori fondi, e che siano quindi autofinanziati; e il sottosegretario dell’Economia Zanetti, che ha riparlato della possibilità di mettere a punto sistemi di uscita flessibile dal lavoro, ma solo se legati al ricalcolo contributivo  e senza gravare, dunque, sulla “fiscalità generale”.  

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il