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Pensioni ultime notizie se Governo Renzi non farà modifiche in vigore da anno prossimo nuove strette requisiti, età, contributi

Slittano ormai le novità pensioni che potrebbero essere rimandate al prossimo 2016 e novità requisiti a partire dal primo gennaio 2016. Cosa cambierà?




Slittano ormai le novità pensioni che potrebbero essere rimandate al prossimo 2016 e si tratta di una prospettiva che non fa certo piacere a quanti attendevano modifiche che avrebbero potuto rendere i requisiti di accesso alla pensione meno rigidi. Le ultime notizie non sono, tuttavia, positive e tra mancanza di risorse economiche, freni da parte dei tecnici del Ministero delle Finanze, clima politico piuttosto teso e interventi prioritari, sembrerebbe piuttosto difficile modificare l’attuale legge pensionistica entro l’anno, nonostante gli ultimi mesi siano stati animati principalmente dal dibattito previdenziali.

Se, dunque, sistemi di modifica come quota 100, sistema contributivo, mini pensione, ma anche legge ibrida Renzi-Boeri venissero ancora una volta rimandati, allora dal prossimo gennaio 2016 entrerebbe in vigore il primo scatto previdenziale previsto dalla legge attuale. Per effetto dall’adeguamento alla aspettativa di vista Istat, infatti, sale l’età pensionabile a partire dal primo gennaio dell’anno prossimo e per andare in pensione non basteranno più i 66 anni e tre mesi, con contributi pari a 42 anni e sei mesi per gli uomini e 41 anni e sei mesi per le donne, ma bisognerà raggiungere i 66 anni e sette mesi.

Si tratta, però, soltanto del primo adeguamento: proprio in rapporto alla speranza di vita, ogni due anni l’età pensionabile salirà di ulteriori tre, quattro mesi. Nel 2019, infatti, si andrà in pensione a 66 anni e 11 mesi; nel 2021 a 67 anni e due mesi; nel 2023 a 67 anni e 5 mesi; nel 2025 a 67 anni e 8 mesi; nel 2027 a 67 anni e 11 mesi; nel 2029 a 68 anni e un mese, fino ad arrivare ad andare in pensione a 70 anni nel 2050 e, per quanto riguarda i contributi necessari per accedere alla pensione anticipata, arriveranno a 46 anni e 3 mesi, soglia considerata quasi impossibile da raggiungere dalla stragrande maggioranza dei lavoratori e su cui è necessario intervenire oggi per non avere pesanti conseguenze in futuro.

Aumenti dell’età pensionabile potrebbero avere conseguenze negative non solo sui lavoratori, sempre più penalizzati, ma anche sull’occupazione, destinata a ridursi sempre più considerando le uscite sempre più tardi dei lavoratori impiegati e le conseguenti poche opportunità di inserimento nel mondo del lavoro per i più giovani.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il