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Pensioni ultime notizie decreto previdenza pur posticipato con all'interno modificate quota 100, assegno universale, mini pensioni

Dibattito pneisoni rimandato al decreto previdenza: quando dovrebbe arrivare e misure che potrebbe contenere. Le novità tra assegno universale e legge ibrida Renzi-Boeri




Il dibattito sulla questione previdenziale si prepara ad essere ufficialmente rimandato al decreto previdenza: alla luce delle novità delle ultime settimane, infatti, sarà difficile che eventuali interventi, come quota 100, mini pensione, contributivo, assegno universale, possano essere messi a punto nell’immediato. Le ultime notizie confermano l’intenzione di un intervento a 360 gradi della previdenza, ma al momento, quota 100 non passerebbe perché considerato troppo costoso, stesso discorso per la mini pensione, mentre si aprono spiragli per il contributivo e per l’assegno universale che sarebbe tuttavia limitato, esattamente come era già stato proposto dal presidente dell’Inps Boeri.

Potrebbe, dunque, essere confermata la sua erogazione agli over 55 che perdono il lavoro e che non possono ancora andare in pensione perché ben lontani dai requisiti richiesti. Proprio l’assegno universale potrebbe essere una delle misure da far rientrare nel decreto previdenza che, secondo gli attuali progetti, dovrebbe arrivare dopo la Manovra Finanziaria di ottobre, probabilmente a inizio 2016. Insieme all’assegno universale, potrebbe rientrare nel decreto previdenza la nuova legge ibrida Renzi-Boeri.

Si tratta di una novità pensioni che potrebbe mettere tutti d’accordo, considerando che combina piani  di uscita anticipata con quota 100, mini pensione e contributivo, che permetterebbe ai lavoratori di andare in pensione a 62 anni con 35 anni di contributi e una decurtazione del 3%, per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia di pensionamento attuale, 66 anni. La penalizzazione sull’assegno mensile arriverebbe ad un massimo del 12%, se si decide di lasciare a 62 anni, ma si tratta di un taglio che verrebbe in parte alleggerito da un prestito erogato dallo Stato, secondo il sistema della mini pensione.

Il prestito dovrà essere poi restituito dal lavoratore, con piccole decurtazioni mensili sull’assegno finale, una volta raggiunti i requisiti normali e la pensione finale si calcolerebbe sui contributi che il lavoratore ha realmente versato nel corso della sua vita lavorativa.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il