BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni ultime notizie senza modifiche legge Renzi-Boeri, contributivo, quota 100 tutti i requisiti severi dal 2016 necessari

Nonostante si continui a discutere di quota 100, mini pensione, contributivo difficilmente si riuscirà a fare qualcosa di concreto e dal primo gennaio 2016 scatteranno nuovi adeguamenti: le novità




Le novità pensioni di cui si continua a discutere in questi giorni difficilmente troveranno concretezza e molto probabilmente tutto sarà rimandato ancora, forse al prossimo 2016. A confermare questa ipotesi le ultime notizie su confusione politica e mancanza di risorse economiche che impediscono al governo di lavorare come vorrebbe. E così piani come quota 100, mini pensione, contributivo, definiti da tanto, discussi da sempre, restano ancora in bilico, tra chi ne sostiene la necessità di approvazione per garantire a tutti i lavoratori la possibilità di andare in pensione prima rispetto ai rigidi requisiti imposti dall’attuale legge e rilanciare, allo stesso tempo, l’occupazione giovanile, e chi ritiene che si tratti di sistemi, soprattutto nei casi di quota 100 e mini pensione, particolarmente costosi e che oggi lo Stato non può permettersi.

In discussione da metà agosto anche la nuova legge ibrida Renzi-Boeri, combinazione dei sistemi di quota 100, mini pensione e contributivo, che sembrerebbe mettere tutti d’accordo anche perché risulterebbe a costo zero per lo Stato e interamente a carico dei cittadini. Nonostante piaccia, al momento non è prevista alcuna sua approvazione e se ne potrebbe riparlare in quel decreto previdenza che si prepara ad arrivare a inizio 2016. Ma l’inizio del nuovo anno sarà troppo tardi per intervenire sulle pensioni a sostegno dei cittadini, visto che gli scatti dei requisiti per andare in pensione saranno già scattati.

Se  sarà confermato, come ormai certo, il rinvio di quota 100, sistema contributivo, mini pensione, legge ibrida Renzi-Boeri, dal prossimo gennaio 2016 entrerebbe in vigore il primo scatto previdenziale previsto dalla legge attuale. Per effetto dall’adeguamento alla aspettativa di vista Istat, infatti, l’età pensionabile passerà dai 66 anni e tre mesi, con contributi pari a 42 anni e sei mesi per gli uomini e 41 anni e sei mesi per le donne, ai 66 anni e sette mesi e si tratta solo del primo adeguamento previsto.

Il principio su cui si basa l’adeguamento è che poiché si vive più a lungo, allora si può anche rimanere a lavoro di più e proprio in rapporto alla speranza di vita che cresce ogni due anni l’età pensionabile salirà di ulteriori tre, quattro mesi. Nel 2019, infatti, si andrà in pensione a 66 anni e 11 mesi; nel 2021 a 67 anni e due mesi; nel 2023 a 67 anni e 5 mesi; nel 2025 a 67 anni e 8 mesi; nel 2027 a 67 anni e 11 mesi; nel 2029 a 68 anni e un mese, fino ad arrivare ad andare in pensione a 70 anni nel 2050 e, per quanto riguarda i contributi necessari per accedere alla pensione anticipata, arriveranno a 46 anni e 3 mesi.

Si tratta di limiti considerati impossibile da raggiungere dalla stragrande maggioranza dei lavoratori, molti dei quali non riusciranno a restare a lavoro così a lungo, senza considerare gli effetti decisamente negativi che un simile meccanismo provocherebbe sull’occupazione, diminuendo notevolmente le possibilità di lavoro per i più giovani mantenendo a lavoro fino a così tardi i lavoratori più anziani. E da qui deriva l’urgenza di intervenire con modifiche che rendano i requisiti pensionistici più flessibili.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il