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Pensioni ultime notizie novità ancora su legge Renzi-Boeri. Per chi, come e quando consentirebbe pensione anticipata

Le novità pensioni del ricalcolo contributivo in nuova legge ibrida Renzi-Boeri ed entità di eventuali tagli previsti: nuovi chiarimenti anche se restano perplessità




Tramontate quasi del tutto ormai le speranze di vedere approvate nel breve periodo novità pensioni come quota 100, mini pensione, contributivo, per modificare i requisiti dell’attuale pensionistica permettendo ai lavoratori di andare in pensione prima, le ultime notizie di queste settimane si sono concentrate sul meccanismo della nuova legge ibridaRenzi-Boeri che  dovrebbe permettere di andare in pensione a 62 anni con 35 anni di contributi e una decurtazione del 3%, per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia di pensionamento fissata attualmente.

La penalità sull’assegno mensile arriverebbe ad un massimo del 12% se si decide di lasciare a 62 anni, ma si tratta di un taglio che verrebbe in parte alleggerito da un prestito erogato dallo Stato, secondo il sistema della mini pensione, e che il lavoratore dovrà poi restituire, con piccole decurtazioni mensili sulla pensione finale, una volta raggiunti i normali requisiti richiesti. La pensione finale verrà quindi calcolata in base ai contributi realmente versati dal singolo lavoratore nel corso della vita professionale. Questa ipotesi sembra al momento quella più fattibile da realizzare per cambiare le pensioni attuale, innanzitutto perché si pone come una sorta di compromesso tra le diverse proposte avanzate dai vari partiti politici mettendo tutti d’accordo e poi perché risulterebbe a costo zero per lo Stato, interamente a carico del cittadini stesso.

Ed è proprio questo  principio a destare i primi dubbi: se, infatti, risultasse a carico degli stessi cittadini, difficilmente potrebbe essere conveniente e vantaggiosa, rischiando di non rappresentare un’opzione di uscita anticipata e, di conseguenza, mantenendo bloccato il turn over nel mondo del lavoro. A questo si aggiungono ulteriori dubbi sui tempi di approvazione eventuale e sui requisiti precisi. Resta, poi, il nodo principale da sciogliere, vale a dire definire quel meccanismo di ricalcolo contributivo, tanto caro al presidente dell’Inps Boeri e al premier Renzi, ma che secondo i sindacati penalizzerebbe fortemente i lavoratori.

E vediamo perchè: secondo i sindacati, i tagli che risulterebbero dall’applicazione del contributivo arriverebbero a sfiorare anche il 30%, il che chiaramente rappresenta un problema per ch, pur avendo parte della pensione calcolata con vecchio sistema retributivo, si vede ridurre un assegno maturato comunque nel corso di tutta la sua vita lavorativa. Ma lo stesso Boeri ha precisato che il piano di ricalcolo contributivo non comporta tagli così alti come riportato da alcuni, ma solo una equa redistribuzione equa, pur non entrando ancora nei dettagli di età e contributi richiesti, e che comunque si tratterebbe  di un meccanismo da applicare esclusivamente agli assegni più alti e non su tutta la cifra ma solo sul 10-20% di essa.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il