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Pensioni ultime notizie studio piani portati avanti Renzi, Tecnici, Commissioni per quota 100, mini pensione, contributivo

Si continua a discutere di novità pensioni e possibili modifiche nonostante problemi, divergenze politiche e difficoltà economiche: le ultime notizie




Nonostante le ultime notizie sulle possibilità di attuare modifiche all’attuale legge pensionistica non siano poi così positive e non lascino intravedere spiragli di cambiamenti imminenti, continuano le discussioni tra Parlamento, governo, Ministeri e Inps sugli interventi da mesi ormai in discussione, dal sistema di uscita anticipata con quota 100, a mini pensione, contributivo, all’assegno universale. E oggi, mercoledì 9 settembre, potrebbe essere in giorno decisivo per capire le decisioni della Commissione Lavoro sulla proroga del contributivo donna, appuntamento che potrebbe dare il ad una vera e propria battaglia tra Parlamento, governo e Ministeri.

Conclamate le difficoltà di intervenire sulle pensioni, in vista delle prossime elezioni 2016 nessuno, premier Renzi, compreso, rinuncia a rilanciarvi, tutti ben consapevoli del fatto che si tratta di un tema caldo e particolarmente caro ai cittadini. La strategia sarebbe, probabilmente, la stessa usata due anni fa, quando proprio in vista delle elezioni Renzi parlo della possibilità di estensione del bonus di 80 euro anche ai pensionati, mai arrivato, o di qualche mese fa quando ha rilanciato nuovi interventi sulle pensioni, evidentemente ancora ben lontani dall’essere messi in atto.

A bloccare le novità i tecnici del Ministero delle Finanze, secondo cui non vi sarebbero le risorse economiche necessarie per agire e sarebbe meglio mantenere ancora la legge attuale che, come ribadito più volte dal ministro dell’Economia Padoan, è l’unica capace di garantire in questo momento di crisi dell’Italia una sostenibilità finanziaria. Eppure per la proroga del contributivo donna il Ministero del Lavoro ha chiaramente fatto sapere che i fondi necessari ci sono.

E se la proroga a fine 2015 del regime sperimentale che permette alle lavoratrici di andare in pensione prima, a 57 anni le statali e a 58 le autonome, con 35 anni di contributi e pensione ridotta calcolata esclusivamente con sistema contributivo, venisse confermata, sarebbe un piccolo intervento per far capire che qualcosa il governo vuole muovere. Si tratterebbe di quell’intervento minimo, cui si era già fatto riferimento, possibile di fronte a modifiche ben più grandi e al momento impossibili.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il