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Pensioni ultime notizie divergenze quando unità necessaria tra Lega, Pd, M5S per quota 100, contributivo, assegno universale

Trovare una soluzione che porti all’approvazione di novità pensioni condivise da tutti sembra ad oggi un’impresa quasi ardua: divergenze e ultime notizie




Trovare una soluzione che porti all’approvazione di novità pensioni condivise da tutti sembra ad oggi un’impresa quasi ardua e le ultime notizie di divergenza tra i diversi partiti politici ma anche all’interno dello stesso Pd e tra Governo e Parlamento confermano  le difficoltà esistenti, cui si aggiungono anche quelle economiche. A bloccare, infatti, ogni intervento sulle pensioni sono i tecnici del Ministero delle Finanze che lamentano una scarsa disponibilità di fondi da impiegare per i cambiamenti al vaglio.

Lo scontro è già palese tra Parlamento, minoranza Pd e gli altri partiti Lega, Forza Italia e M5S, che si danno battaglia sulle diverse proposte avanzate nel corso di questi mesi tra quota 100, aumenti delle pensioni minime come vuole FI, assegno universale per tutti come più volte chiesto dal M5S, piano di quota 100 ma anche uscita con 41 anni di contributi per tutti senza penalizzazioni e indipendentemente dall’età anagrafica. Il presidente dell’Inps Boeri, già presentando il suo piano pensioni lo scorso luglio, ha detto no alla quota 100 perché troppo costoso, mentre Parlamento, Lega e sindacati continuano a sostenerla.

Bocciata da Boeri anche la mini pensione, mentre punta, insieme al premier Renzi, su quel contributivo contro cui si oppongono i partiti e la minoranza Pd. E al momento sembra che l’ipotesi più fattibile sia la nuova legge ibrida Renzi-Boeri, che riunisce quota 100, mini pensione e contributivo, prevedendo la possibilità di andare pensione a 62 anni con 35 anni di contributi e una decurtazione del 3%, per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia di pensionamento fissata dalle attuali norme previdenziali.

Ma si tratterebbe di un taglio che verrebbe in parte alleggerito da un prestito erogato dallo Stato, mini pensione, che il lavoratore dovrà restituire con piccole decurtazioni mensili sull’assegno finale, quando avrà maturato i normali requisiti e il calcolo della pensione sarebbe calcolato sui contributi realmente accumulati dal lavoratori nel corso della sua vita lavorativa. Pensata in questo modo, questa nuova legge non avrebbe costi per lo Stato, esattamente come auspicato qualche giorno fa dal viceministro dell’Economia Morando che, da sempre pronto a smentire interventi imminenti sulle pensioni, ha dichiarato come unica condizione per modificare le pensioni, quella che qualsiasi interventi non comporti costi per lo Stato e che sia, dunque, autofinanziata.

Dello stesso parere, il presidente della Commissione Lavoro in Senato e membro di NCD Sacconi, che ha parlato di una legge universale per tutti, su cui iniziare a lavorare sin da subito in modo da avviarne l’iter parlamentare a inizio 2016.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il