Pensioni ultime notizie leggi e modifiche realmente fatte finora da Renzi, Parlamento, Ministri dopo innumerevoli affermazioni

Cosa è stato fatto realmente sulle pensioni dal governo Renzi? Annunci e interventi sempre smentiti e novità obbligatorie. La situazione

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Dopo due anni di annunci e promesse sulle pensioni, il governo Renzi non è ancora arrivato a nessuna novità concreta. Sin dall’inizio del suo incarico, il premier ribadiva la volontà di rivedere i requisiti e i criteri di una legge che, seppur dettata da contingenze particolari, meritava di essere corretta, senza però stravolgerne la struttura considerando che, come spesso ribadito dal Ministero dell’Economia, si tratta dell’unica legge capace di garantire sostenibilità economica alla nostra Italia ancora in crisi. Dei tanti interventi annunciati e promessi sono però, puntualmente, arrivate sempre le smentite: dall’estensione del bonus di 80 euro anche ai pensionati, mai arrivato; a prepensionamenti necessari, ancora in discussione; a soluzioni ad hoc per determinate categorie di lavoratori diventati veri e propri casi sociali, in attesa ad oggi ancora di risposte.

La domanda, dunque, è cosa ha davvero fatto il governo finora sulle pensioni se su ogni intervento annunciato si è fatto sempre un passo indietro subito dopo? L’unica misura approvata è stata la cancellazione delle penalizzazione per i precoci che decidono di andare in pensione prima, misura contenuta nella vecchia Manovra Finanziaria ma che cela comunque un aspetto negativo. Si tratta di una cancellazione non definitiva, valida solo fino al prossimo 2016, per cui significa che da gennaio 2017 torneranno ad essere applicate decurtazioni sugli assegni finali di chi va in pensione prima.

Altra modifica su cui si sta effettivamente lavorando è la rivalutazione delle pensioni che per effetto delle attuali norme previdenziali sono state bloccate in questi anni. Ma si tratta di una novità imposta dalla sentenza dell’Alta Corte e che se non fosse stata resa obbligatoria probabilmente non sarebbe stata toccata. Le altre novità certe delle pensioni sono i due decreti Ministeriali di Economia e Lavoro, il primo sull’adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento per effetto della crescita della speranza di vita Istat e che porterà l’età pensionabile ad aumentare di quattro mesi a partire dal primo gennaio 2016 quando per andare in pensione non basterà avere più 66 anni e tre mesi ma bisognerà raggiungere i 66 anni e sette mesi; e il secondo che prevede una riduzione dell’assegno pensionistico dal 2016 in base ai nuovi coefficienti di trasformazione.

In base a questo meccanismo, tutti avranno una riduzione dell’assegno pensionistico ma la cosa assurda sarà che chi prende di meno con il calcolo contributivo subirà una riduzione ancor maggiore rispetto a chi rientra nel sistema misto e può vantare almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995.

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di Chiara Compagnucci pubblicato il