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Pensioni ultime notizie decreto legge Renzi, legge delega, Iter Parlamento per quota 100, mini pensioni in base ultime indicazioni

Lavorare con modalità e tempi differenti sulle pensioni ma ancora non si sa quali: possibili ipotesi e strade da seguire. Le novità




Lavorare con modalità e tempi differenti sulle pensioni ma ancora non si sa quali: nonostante da mesi siano in ballo sistemi che permetterebbero a tutti i lavoratori di andare in pensione prima, con mini pensione, quota 100, contributivo, e nuova legge ibrida Renzi-Boeri, mix dei piani appena citati, le novità concrete sono decisamente inesistenti e ci si chiede come e quando si potrà davvero modificare l’attuale legge. Secondo alcune fonti trapelate in settimana, le fasi di intervento potrebbero essere diverse: dalla legge delega, che impegnerebbe il governo come successo per riforma della P.A. e del Lavoro e potrebbe risolversi in tempo brevi, cercando però un accordo tra le diverse ipotesi di modifica presentate, all’iter parlamentare che, però, molti vorrebbero evitare.

L’iter parlamentare per discutere di una nuova legge comporterebbe tempi lunghissimi e si potrebbe anche optare, allora, per un decreto legge in cui il premier Renzi affronterebbe necessaria separazione di spesa previdenziale e assistenziale, e interventi peggiorativi volti a recuperare nuove risorse economiche e ridare equità al sistema previdenziale italiano. Il decreto, se fosse quello previdenziale che il premier ha in mente di presentare a inizio 2016, potrebbe anche contenere assegno universale, seppur limitato, e legge ibrida Renzi-Boeri.

Insieme alla quota 100, sostenuta da Parlamento, Commissione Lavoro, sindacati e diversi partiti politici, la nuova legge Renzi-Boeri sarebbe quella che al momento sembra mettere tutti d’accordo perché supera le divergenze esistenti tra partiti, Inps Governo ponendosi come compromesso. Prevede infatti la possibilità di pensionamento a 62 anni di età con 35 anni di contributi con un taglio del 3% sull’assegno di chi decide di lasciare il lavoro prima dei 66 anni, fino ad un massimo del 12% se si esce quattro anni prima.

I tagli sarebbero tuttavia compensati da una mini pensione che lo Stato erogherebbe al lavoratore ma che questo dovrà comunque restituire maturati i normali requisiti pensionistici richiesti. La restituzione avverrebbe attraverso trattenute mensili di qualche decina di euro su una pensione finale interamente calcolata sulla base di contributi realmente versati dal lavoratore nel corso della propria vita lavorativa. Si tratta di una ipotesi fattibile anche perché a costo zero e interamente pagata dagli stessi cittadini, condizione posta negli ultimi giorni dal Ministero dell’Economia per eventuali interventi sulle pensioni.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il