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Pensioni ultime notizie modifiche in nuovi scenari con decreto legge Renzi, legge Parlamento o delega attuativa

Come intervenire per modificare l’attuale legge pensioni? Le ultime notizie e passaggi che potrebbero portare a novità concrete. Incerti ancora i tempi.




La domanda più ricorrente delle ultime settimane è se e quando si riusciranno a mettere in atto modifiche alla legge pensioni attuale? Le novità non sono molto confortanti, considerando che probabilmente non ci sarà alcun intervento immediato, anche se le ultime notizie confermano che il governo è comunque a lavoro per rivedere i requisiti di accesso alla pensione oggi richiesti. Le fasi di intervento potrebbero essere diverse: dalla legge delega, che, esattamente come accaduto per il Lavoro e la riforma della P.A., dovrebbe impegnare il governo a definire un legge, e il vantaggio in questo caso sarebbe avere tempistiche certe, anche se ci sarebbe da trovare accordi tra le tante idee dei partiti diverse da quelle del governo.  

Tempi decisamente molto più lunghi richiederebbe, invece, un iter parlamentare per discutere di una legge che però dovrebbe iniziare ad essere messa a punto da ora, mentre un’altra possibilità di lavoro sarebbe un decreto legge in cui il premier Renzi vorrebbe affrontare sia questione prettamente previdenziale che assistenza con un progetto di interventi a 360 gradi ed anche peggiorativi ma in vista di una più equa distribuzione delle risorse e per ridare equilibrio al sistema previdenziale italiano attuale. E su questo progetto è concorde anche il presidente dell’Inps.

Conferme in tal senso arrivano dallo stesso premier Renzi che solo qualche giorno fa è tornato a parlare di necessità di intervenire sulle pensioni dichiarando però che resta da capire come e quando, mentre il presidente della Commissione Lavoro continua a rilanciare sul suo piano di quota 100, spingendo sempre più il governo a lavorare effettivamente su modifiche pensionistiche soprattutto per rilanciare il mondo del lavoro giovanile e aumentare l’occupazione, e il sottosegretario Baretta ha confermato che si sta lavorando per una revisione dell’attuale legge pensionistica ma l’esito dei lavori, ha precisato, dipenderà dalla “compatibilità finanziaria. Secondo Baretta, la soluzione sarebbe dare la possibilità di uscire prima dei 66 anni con un assegno più basso non per un po’ di tempo ma per tutta la vita, garantendo, allo stesso tempo, risparmi per il bilancio pubblico.

Anche il sottosegretario De Micheli ha confermato che il governo è lavoro per affrontare la questione della flessibilità pensionistica per tutti, pur consapevole del fatto che probabilmente ci vorrà un pò per arrivare a soluzioni precise e condivise. Attualmente la legge ibrida Boeri-Renzi è quella che, secondo autorevoli fonti, può essere la più fattibile, sia perché sintesi dei meccanismi di uscita anticipata con quota 100, mini pensione e contributivo, sia perché sarebbe a costo zero per lo Stato.

Questa legge dovrebbe permettere di andare in pensione a 62 anni con 35 anni di contributi e una decurtazione del 3%, per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia di pensionamento fissata dalle attuali norme previdenziali. La penalizzazione sull’assegno mensile arriverebbe ad un massimo del 12%, se si decide di lasciare a 62 anni, ma sarebbe un taglio in parte alleggerito da un prestito erogato dallo Stato, con una mini pensione, che il lavoratore dovrà poi restituire, con piccole decurtazioni mensili sulla pensione finale, quando avrà maturato i normali requisiti richiesti e la pensione che verrebbe calcolata sul montante contributivo versato da ciascun lavoratore.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il