L'Iran non si ferma e continua lo sviluppo del suo nucleare

Dopo l'annuncio di ieri del presidente, giunto a pochi giorni dalla liberazione dei 15 marines britannici, che pone il Paese nel novero dei produttori di uranio arricchito su scala industriale, si apre una nuova crisi in ambito internazionale



Dopo la vicenda degli ostaggi britannici, conclusa con un ''atto di clemenza'' del presidente iraniano intriso di forti contenuti politici, la propaganda di Ahmadinejad prosegue il suo corso a beneficio dei propri cittadini, che, divisi in conservatori e riformisti, hanno fatto registrare un calo di consenso nei suoi confronti, e nei quali il leader vuole infondere un rinnovato spirito nazionalistico. Propaganda indirizzata anche ai paesi della comunità internazionale all'indomani dell'approvazione delle risoluzioni dell'Onu che sanzionano Teheran per il processo di arricchimento dell'uranio. Uno scenario che la dice lunga sulle difficoltà interne ed esterne vissute dal leader iraniano.

Ieri 9 aprile, nella ricorrenza della festa nazionale istituita un anno fa da Ahmadinejad in coincidenza con l'avvio del processo di arricchimento con l'uso di 164 centrifughe, è stato compiuto il passo successivo, come dichiarato dal presidente in visita a Natanz, nell'Iran centrale, sede di un sito nucleare: ''Il nostro caro Paese è entrato nel club dei paesi capaci di arricchire combustibile nucleare su scala industriale'' ha affermato, ribadendo il diritto di Teheran a perseguire lo sviluppo del nucleare e specificando che si tratta di ''una strada senza ritorno'' che i Paesi occidentali non devono ostacolare. Parole a cui ha fatto eco Larijani, capo negoziatore iraniano sul nucleare che durante la crisi degli ostaggi britannici ha funto da ponte con lo stato islamico, che ha precisato che l'Iran ''Ha iniziato ad iniettare gas di uranio in 3000 centrifughe a fini di arricchimento. Oggi, con il ciclo del combustibile nucleare completo - ha aggiunto - siamo pronti ad avviare veri negoziati con l'obiettivo di arrivare ad un'intesa. Siamo pronti a negoziare e a raggiungere un accordo con i Paesi occidentali per eliminare le loro preoccupazioni sul nucleare iraniano senza mettere fine al nostro sviluppo scientifico''.

L'obiettivo di Teheran, sul quale la comunità internazionale nutre seri dubbi, sarebbe quello di produrre combustibile per alimentare centrali nucleari per la produzione di energia elettrica. Ma potrebbe anche essere destinato al confezionamento della bomba atomica. Finora Teheran aveva ammesso all'Aiea di essere in possesso di 328 centrifughe. Ora si parla di 3000, cioè della quantità necessaria per avvicinarsi alla produzione del combustibile per la bomba atomica. Gli esperti infatti indicano in 50000/60000 il numero di centrifughe sufficiente per produrre una testata nucleare.

Le reazioni al discorso di Ahmadinejad di ieri non si sono fatte attendere. Mentre l'Aiea non sa bene ancora che pesci prendere, l'Onu ha inviato stamattina due ispettori per il nucleare che rimarranno sul territorio iraniano per una settimana per visitare il centro per l'arricchimento dell'uranio di Natanz, notizia confermata da Teheran, specificando che si tratta di una visita di routine. La Ue, attraverso la presidenza tedesca, condanna fermamente l'annuncio di Teheran, ritenuto ''un passo in diretta contraddizione'' con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu e con le richieste dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, e ne chiede la sospensione in un comunicato: ''La presidenza dell'Unione europea esorta nuovamente con insistenza l'Iran a rispondere alle richieste della comunità internazionale e a creare le condizioni per un ritorno al tavolo dei negoziati e per una soluzione del conflitto legato al programma nucleare iraniano''.

Il responsabile Ue per la politica estera e di sicurezza Solana avrà presto un nuovo contatto con Larijani sul dossier nucleare, come già concordato la scorsa settimana. Un funzionario dell'Ue ha dichiarato : ''Per noi è importante che l'Iran rispetti le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu . La nostra posizione non cambia, è importante che le risoluzioni siano attuate, poiché sono state adottate dalla comunità internazionale, ma naturalmente noi seguiamo l'approccio del doppio binario e speriamo che l'Iran torni al negoziato''. Preoccupazioni anche dalla Francia, che ha definito le dichiarazioni iraniane una ''cattivo segno''.

Oltreoceano, la Casa Bianca, attraverso il portavoce Gordon Johndroe, ha dichiarato che ''L'Iran continua a sfidare la comunità internazionale e ad isolarsi ulteriormente anziché sospendere il programma nucleare''. Da Washington ha parlato anche Sean McCormack, portavoce del Dipartimento di Stato, che ha lanciato un messaggio indirizzato forse allo stesso Larijani: ''Guardiamo a leader iraniani ragionevoli che si rendono conto dell'equilibrio fra costi e benefici dell'arricchimento dell'uranio e ritengono che non giovi al popolo iraniano continuare a perseguire l'attuale corso degli eventi''. Ma la risposta del capo negoziatore iraniano per il nucleare ha tracciato una duplice prospettiva, da un lato l'eventuale ''abbandono del Trattato contro la proliferazione nucleare se continueranno le pressioni internazionali'' e dall'altro la possibilità di avviare negoziati seri con l'Occidente per risolvere una volta per tutte la faccenda: ''Con il ciclo del combustibile nucleare completo, siamo pronti a iniziare veri negoziati con l'obiettivo di arrivare a un'intesa''.

Voce fuori dal coro la Russia, meno preoccupata della svolta iraniana in ambito nucleare, che con una nota del ministero degli Esteri: ''Non siamo al corrente di alcuna svolta di arricchimento in corso in Iran'', ha liquidato l'argomento. Mentre Mottaki, il ministro degli esteri iraniano, getta acqua sul fuoco delle speranze di negoziato dichiarando in una conferenza stampa congiunta con l'omologo afgano: ''La fase nella quale si poteva parlare della sospensione del processo dell'arricchimento dell'uranio è ormai superata e questo argomento non può più rappresentare una condizione per l'inizio delle trattative, e nemmeno può essere l'obiettivo di negoziato'' e rispetto ad un eventuale incontro con Condoleezza Rice durante la conferenza sulla sicurezza dell'Iraq che si terrà a Sharm al Sheik ai primi di maggio, ha dichiarato ''Non credo che nelle condizioni attuali un simile incontro sia possibile e serva qualcosa''. Restano ancora da menzionare le ripercussioni che la nuova crisi iraniana sta avendo sul mercato del petrolio. I prezzi sul greggio sono in rialzo verso i 62 dollari al barile, dopo l'abbassamento registrato l'indomani della liberanzione dei marines britannici.

Ti è piaciuto questo articolo?





Vuoi rimanere aggiornato su argomenti simili?

Inserisci la tua email qui:

Accetto la Privacy Policy

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione



Commenta la notizia
di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il