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Pensioni ultime notizie priorità a modifiche minori che non portano benefici rispetto quota 100, mini pensione, staffetta

Quali le misure al vaglio del governo per modifiche pensioni e quali vantaggi porterebbero? Al momento unici benefici da piani di prepensionamento dimenticati. Le novità




Continua ad essere al centro di interessi e discussioni la questione previdenziale, soprattutto in vista delle novità che scatteranno a partire dal primo gennaio 2016, quando l’età pensionabile salirà ancora, passando dai 66 anni e tre mesi ai 66 anni e sette mesi, per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita Istat. Si tratta di scatti che, come confermano le ultime notizie, si verificheranno ogni due anni e saranno di tre, quattro mesi, fino ad arrivare alla soglia di pensionamento dei 70 anni. Questi aumenti fanno ben capire come sia necessario intervenire per rivedere i requisiti di accesso alla pensione che rischiano di diventare davvero impossibili da raggiungere.

Il problema è che finora, nonostante due anni ormai di discussioni, non è stato fatto ancora nulla di concreto per cambiare le pensioni con questi sistemi di prepensionamento, tra quota 100, contributivo, mini pensione, part time che avrebbero permesso ai lavoratori di andare in pensione prima. In discussione da qualche settimana c’è la nuova legge ibrida Renzi-Boeri, che potrebbe permettere di andare in pensione a 62 anni con 35 anni di contributi e una decurtazione del 3%, per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia di pensionamento fissata attualmente. La penalizzazione sull’assegno mensile arriverebbe ad un massimo del 12% se si decide di lasciare a 62 anni, ma si tratta di un taglio che verrebbe in parte alleggerito da un prestito erogato dallo Stato, secondo il sistema della mini pensione, che il lavoratore dovrà poi restituire, con piccole decurtazioni mensili sulla pensione finale, quando avrà maturato i normali requisiti richiesti, che sarà calcolata in base ai contributi realmente versati dal singolo lavoratore nel corso della vita professionale.

L’ipotesi di questa legge è quella più accreditata perché nonostante le penalizzazioni previste, garantisce flessibilità a chi vuole andare in pensione prima e si basa sugli stessi sistemi di incentivi e disincentivi di quota 100 e per l’erogazione del prestito non ci sarebbe bisogno di fondi ulteriori, visto che le risorse necessarie potrebbero essere recuperati dall’applicazione di un contributo di solidarietà sulle pensioni più alte o sarebbero solo anticipate dallo Stato che li riavrebbe dal lavoratore stesso. Quindi si tratta di una soluzione a costo zero per lo Stato.

Nonostante questo autofinanziamento, però, si è preferito puntare ultimamente l’attenzione su cambiamenti che, a differenza dei prepensionamenti che rilancerebbero l’occupazione giovanile, non porterebbero alcun vantaggio, come piano famiglia e assegno universale, su cui ha rilanciato ultimamente di nuovo il M5S, misure su cui si dicono tutti d’accordo, da premier Renzi, a ministri, Inps e i diversi partiti, ma sull’assegno universale serve chiarezza.

Mentre infatti il M5S vorrebbe erogarlo a tutti, il presidente dell’Inps ha intenzione di darlo solo agli over 55 che perdono il lavoro e non possono ancora andare in pensione, mentre il Ministero del Lavoro pur appoggiando l’ipotesi di erogazione dell’assegno universale agli over 55 che restano senza lavoro ne circoscriverebbe l’applicazione solo a coloro che però dimostrano di essere concretamente alla ricerca di un’altra occupazione e limitato per un periodo di due anni.

Si tratta tuttavia di interventi paradossali perché piano famiglia e assegno universale costerebbero molto di più rispetto a modifiche sulle pensioni, senza portare, tra l’altro, quei benefici che invece i piani di prepensionamento porterebbero, vale a dire rilancio del lavoro per i più giovani, che aumenterebbero produttività e competitività. Anzi, potrebbe nascere il rischio che sussidi e aiuti portino i cittadini a smettere di cercare lavoro.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il