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Novità pensioni nulle pur se Renzi e politici ne parlano da due anni tra quota 100, mini pensioni finanziamenti approvati subito

Mentre si discute sulle novità pensioni da circa due anni senza mai riuscire ad arrivare ad una conclusione, altre leggi vengono approvate senza difficoltà: quali sono e motivi




Da circa due anni ormai si discute di piani di modifica da approvare per cambiare l’attuale legge e le proposte che si sono susseguite nel corso di questo tempo hanno interessato principalmente novità per permettere l’uscita anticipata dal lavoro a tutti. E le ultime notizie confermano che al vaglio del governo ci sono ancora quei meccanismi di prepensionamento, come mini pensione, contributivo, quota 100, cui da qualche settimana si è affiancata la legge ibrida Renzi-Boeri, combinazione di tutti i sistemi appena citati, che sarebbe a costo zero per lo Stato. Si tratta di una novità che permetterebbe di andare in pensione a 62 anni con 35 anni di contributi e una decurtazione del 3%, per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia di pensionamento fissata attualmente.

La penalizzazione sull’assegno mensile arriverebbe ad un massimo del 12% se si decide di lasciare a 62 anni, ma si tratta di un taglio che verrebbe in parte alleggerito da un prestito erogato dallo Stato, secondo il sistema della mini pensione, che il lavoratore dovrà poi restituire, con piccole decurtazioni mensili sulla pensione finale, quando avrà maturato i normali requisiti richiesti, che sarà calcolata in base ai contributi realmente versati dal singolo lavoratore nel corso della vita professionale.

Eppure, nonostante si tratti di meccanismi che non richiederebbero ulteriori fondi allo Stato, sono ancora in ballo e la cui strada di approvazione sembra ancora piuttosto lunga. E mentre si temporeggia sull’approvazione di questi piani, per mancanza di soldi, nonostante avrebbero il duplice vantaggio di rilanciare l’occupazione giovanile e di permettere, nel lungo periodo, anche di accumulare nuovi risparmi, si dà, invece, subito il via libera ad altre norme che, invece, implicano l’impiego di soldi e non portano alcun vantaggio.

Tra queste, la nuova legge di finanziamenti ai partiti, che permette a tutti i partiti politici di ricevere i finanziamenti relativi al 2013 e al 2014, precedentemente bloccati a causa della decisione degli Uffici di Presidenza di Camera e Senato, che aveva stabilito di congelare l’erogazione senza il via libera della Commissione di garanzia, che avrebbe dovuto effettuare controlli sui bilanci dei partiti, che però non sono stati effettuati. Grazie a questa nuova legge, indipendentemente dai controlli sui bilanci, i partiti potranno ricevere 45,5 milioni di euro per il 2013 e il 2014 e dopo il via libera della Camera si attende ora quello del Senato per procedere all’erogazione.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il