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Pensioni quota 100, assegno universale, contributivo richiesti dalla Caritas

C'è anche lo studio della Caritas a dimostrare come la questione delle revisione delle pensioni in Italia non può più essere rinviata.




Nel secondo Rapporto sulle politiche contro la povertà in Italia, la Caritas non è benevola con le politiche di Renzi che, pur avendo introdotto qualche "avanzamento marginale" nel sostegno al reddito, non si è "discostato molto dai predecessori", confermando la "tradizionale disattenzione della politica verso le fasce più deboli". Dinanzi a queste ultime notizie, che non rappresentano di certo una novità, si impone un cambio di passo, anche nel sistema delle pensioni. I numeri sono eloquenti. La povertà assoluta ha infatti di crescere, passando dal 7,3% del 2013 al 6,8% del 2014, ma se facciamo il confronto con il 2007, il numero dei poveri in senso assoluto sale da 1,8 a 4,1 milioni. Per la Caritas dunque l'attuale sistema di interventi pubblici è inadeguato.

Ecco allora che tornano con prepotenza d'attualità le ipotesi di introdurre l'assegno universale per gli indigenti o misure di sostengo al reddito, come il prestito previdenziale, per chi, over 55 senza lavoro non ha ancora maturato i requisiti per andare in pensione. Proprio la difficoltà per i lavoratori attuali di congedarsi rappresenta un freno al ricambio generazionale, di cui evidentemente si sente il bisogno. Le misure sin qui prospettate per agevolare il ritiro, come l'applicazione di quota 100 o l'estensione del sistema di calcolo contributivo, non hanno trovato spazio per assenza di coperture economiche.

D'altronde che ci sia qualcosa da cambiare è dimostrato anche dall'intervento sul Tfr in busta paga che si conferma un flop a causa dell'imposizione ordinaria, troppo penalizzante per il lavoratore. Nei primi 5 mesi dall'avvio della norma, secondo i calcoli dei Consulenti del Lavoro, solo lo 0,83% ha aderito a questa possibilità. La grande maggioranza dei lavoratori ritiene che la tassazione ordinaria sia troppo penalizzante. In direzione opposta va invece l'andamento delle anticipazioni, ovvero la possibilità di chiedere al datore di lavoro, in presenza di almeno otto anni di anzianità, fino al 70% del Tfr maturato per la ristrutturazione della casa, l'acquisto o per spese sanitarie.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il