At&T rinuncia a Telecom, ma intanto Intesa San Paolo, Mediaset e Colaninno si dicono interessati

Oggi le perdite estese sui titoli della galassia Tronchetti Provera scandiscono bene gli effetti dell’uscita di At&T dalla partita



Oggi le perdite estese sui titoli della galassia Tronchetti Provera scandiscono bene gli effetti dell’uscita di At&T dalla partita. Non tutti hanno evidenziato a dovere che nella lettera di addio di Edward Whitacre, presidente e Ceo di At&T al Wall Street Journal, fra le cause della rinuncia all'acquisto di un terzo di Olimpia, c’erano sì delle incertezze sulla regolamentazione (leggi scorporo della rete), ma ha anche “altri problemi riguardanti il business”. Non sarà che questa società è meno redditizia di quanto il management (con scarsi risultati invero) cerca di far credere?

In effetti dopo aver sentito il discorso di Sergio Cusani (ora consulente della Cgil) che accusava Pirelli e Mediobanca di approfittare del loro controllo azionario per svuotare Telecom di risorse, i dubbi si sono moltiplicati. Difficile immaginare quali saranno gli sviluppi della vicenda a questo punto. Passera (Intesa San Paolo) ha ribadito il suo interesse, Colaninno pure (anche se ha parlato di “ipotesi lontana”), Mediaset anche. Insomma tutti sono pronti a un intervento, ma, ovviamente, non parlano di soldi.

Si mormora da tempo che Intesa San Paolo non sia disposta a pagare più di 2,7 euro per un titolo che sul mercato ne vale 2,3-2,4 (oggi 2,3). In alternativa sarebbe stato difficile fare accettare agli azionisti del colosso bancario una spesa troppo lontana dai valori di mercato: questo Passera lo ha anche detto esplicitamente.

Per quanto riguarda invece piazzetta Cuccia, storica alleata di Marco Tronchetti Provera, sembra che preferisca una separazione dentro Pirelli del business delle gomme da quello delle telecomunicazioni. La domanda sorge spontanea sulle labbra di più di un azionista: ma possibile che nessuno parli di un’opa in piena regola? Possibile che il controllo di una società quotata debba passare di mano sopra la testa degli investitori retail? In effetti in Italia pare chiaro che nessuno abbia i soldi e tanto meno la voglia di lanciarsi in una simile impresa.

Se poi anche At&t fa un passo indietro forse c’è davvero da temere qualche colpo di coda del mercato sul già maltrattato titolo. In ogni caso il Governo farà bene a dare subito un quadro normativo chiaro che possa fare da bussola a ogni eventuale offerente e che possa anche almeno diradare un po’ di questa coltre di incertezze che avvolge il futuro dell'azienda.

A commento della vicenda il numero uno di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo ha appena dichiarato che “il cambiamento delle regole, o meglio le regole poco chiare, ancora di più se cambiate in corsa, portano inesorabilmente alla perdita di credibilità e ad un ulteriore allontanamento o riduzione delle possibilità di investimenti stranieri in Italia, che non sono mai stati così bassi come oggi”. Un commento francamente prevedibile (e in parte condivisibile) anche se espresso su una vicenda in cui gli imprenditori italiani forse farebbero meglio a tacere. Insieme alle banche.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il