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Pensioni ultime notizie e novità arrivano ancora da Morando, Renzi, Baretta, Boeri per pensioni anzianità, vecchiaia, precoci

Il confronto sulle pensioni rivela la diversità di vedute sulla strada da percorrere per modificare la legge attuale. C'è il nodo dell'assenza di coperture.




Continua a essere animato a apparentemente senza una via d'uscita il dibattito sulle pensioni. Se da una parte ci sono le novità relative alla proposizione di nuove ipotesi per rendere meno rigido il sistema della previdenza, dall'altra, le ultime notizie raccontano di una situazione ingessata per via dell'assenza di coperture economiche. E così, una dopo l'altra, le proposte di mettere mano a pensioni vecchiaia, anzianità, usuranti e precoci sono accolte dal ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, respinte dal collega dell'Economia Pier Carlo Padoan e valutate dal presidente dell'Inps Tito Boeri. Da parte sua, il premier Matteo Renzi invoca modifiche, moderate, all'attuale legge previdenziale.

Per quest'anno occorrono 66 anni e 3 mesi a lavoratori dipendenti e autonomi e per lavoratrici del settore pubblico per andare in pensione. E ancora, 63 anni e 9 mesi alle lavoratrici del settore privato; 64 anni e 9 mesi alle lavoratrici autonome. Dal primo gennaio del prossimo anno, la soglia di sposterà in alto di 4 mesi finché nel 2018 l'età del congedo fra uomini e donne sarà parificata a 66 anni e 3 mesi. Ebbene, stando al presidente del Consiglio occorre prevedere paletti meno rigidi per chi decide di ritirarsi in anticipo, almeno per le lavoratrici. Uno dei cardini del suo programma a breve scadenza è infatti l'applicazione del cosiddetto contributivo donna. A invocare un cambio di passo è anche Maurizio Sacconi, presidente della commissione Lavoro del Senato.

Diverso è il caso dei lavoratori precoci e di chi svolge attività prevalentemente usuranti. Attualmente coloro che hanno cominciato a lavorare in giovane età, se uomini, devono maturare 42 anni e 6 mesi di lavoro, se donne 41 anni e 6 mesi. Ma chi si congeda tra i 60 e i 62 anni va incontro a un disincentivo tra l'1 e il 2%. Chi ha iniziato molto giovane e ha meno di 60 anni è soggetto a riduzioni maggiori. Coloro che esercitano lavori prevalentemente usuranti e sono dipendenti di aziende private, possono andare in pensione a 61 anni e se la somma della loro età e dell'anzianità di carriera raggiunge la quota di 97. Se autonomi, la somma deve essere pari a 98.

Ecco allora che il dibattito è aperto anche in riferimento al riconoscimento ancora maggiore della peculiarità della loro posizione. Il confronto sul cambiamento delle regole si inserisce poi nel più ampio ragionamento sul ricambio generazionale, di fatto mai veramente attuato nonostante il gran parlare e soprattutto nonostante l'imbarazzante tasso di disoccupazione in Italia.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il