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Novità e ultime notizie pensioni tra passi avanti e indietro continuano senza sosta indicazioni Boeri, Baretta, Renzi, Poletti

Il dibattito sulle pensioni continua a essere frenetico e poco lineare. Non tutti nel governo marciano nella stessa direzione.




C'è la novità del premier Matteo Renzi che sembra spingere per il cambiamento delle pensioni. Ma in realtà, a confermarlo sono le ultime notizie, c'è una situazione di stallo per via della mancanza di solide coperture economiche per portare a casa le modifiche immaginate. Almeno nel breve periodo sono da escludere stravolgimenti, se non qualche ritocco della posizione di alcune categorie ben precise, come il rinnovo del cosiddetto contributivo donna.

Tra i più agguerriti nella richiesta di modificare le norme sulle pensioni c'è Maurizio Sacconi, presidente della commissione Lavoro del Senato. La sua posizione è netta e prevede l'introduzione di una robusta dose di flessibilità nel sistema previdenziale. Lo strumento individuato per cambiare pagina è quello della manovra finanziaria. A ben vedere si tratta dello stesso percorso, seppur con sfumature differenti, immaginato da Giuliano Poletti, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Tuttavia, l'assenza di solide coperture finanziarie e la volontà di privilegiare il taglio delle tasse, sta portando alla revisione di questo schema.

Non a caso il ministro dell'Economia è cauto e invita a prestare attenzione soprattutto (e soltanto) a chi si trova in una situazione di instabilità finanziaria: "È fondamentale non deragliare da un principio fondamentale: vanno legate le prestazioni pensionistiche alla durata del tempo di lavoro e alla aspettativa di vita". Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire anche in riferimento alle posizioni espresse da Tito Boeri, presidente dell'Inps. Ma "detto questo non c'è nulla di male a esaminare possibili correttivi che riguardano individui che si trovano vicini alla pensione ma con una prospettiva occupazionale difficile. Ma va considerato naturalmente che questo ha un costo e l'equilibrio di finanza pubblica deve essere mantenuto".

Non sembra invece esserci spazio per lo scenario ipotizzato dal presidente della commissione Lavoro della Camera dei deputati, Cesare Damiano. La sua proposta prevede di andare in pensione tra i 62 e i 70 anni, con almeno 35 anni di contributi, con penalizzazione nell'età compresa tra i 62 e i 65 anni, e un incentivo tra i 67 e i 70 anni. Lo schema dei bonus e delle penalizzazioni prevede nel caso di pensionamento effettivo a 62 anni l'applicazione della percentuale di riduzione pari all'8%. A 63 quella del -6%, a 64 anni del -4%, a 65 del 2%. A 66 anni, invece, non ci sarebbero bonus o malus. Quindi scatterebbero gli incentivi: a 67 anni +2%, a 68 anni +4%, a 69 anni +6%, a 70 anni.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il