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Novità e ultime notizie regole e requisiti richiesti nei nuovi piani in analisi per pensioni anzianità, vecchiaia,precoci,usuranti

I requisiti per andare in pensione attualmente e come potrebbero cambiare con nuovi piani al vaglio: cosa prevedono le novità




Fino al 31 dicembre 2015 per andare in pensione bisognerà raggiungere i 66 anni e tre per mesi, per tutti, uomini e donne, e 42 anni e sei mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e sei mesi per le donne. Dal primo gennaio 2016, poi, l’età pensionabile sale a 66 anni e sette mesi, per la novità dell’adeguamento all’aspettativa di vita Istat, adeguamento che si verificherà ogni due anni portando l’età di uscita dal lavoro a salire di tre, quattro mesi. Per evitare che si arrivi ad un’età impossibile in cui lasciare il lavoro, il governo lavora da mesi su interventi che possano modificare in maniera flessibile i requisiti richiesti.

Tra i piani di uscita anticipata ormai ben noti per rivedere pensioni di anzianità e vecchiaia quelli quota 100, mini pensione, contributivo, legge ibrida Renzi-Boeri. Solo qualche giorno fa, dal Ministero dell'Economia una novità che permetterebbe di fare andare in pensione prima, di due o tre anni, rispetto alla soglia fissata, solo chi rimane senza lavoro e a cui mancano pochi anni per il raggiungimento della pensione.

Altra ipotesi al vaglio è quella di una pensione anticipata a 62 anni a fronte, però, di penalizzazioni pesanti che potrebbero raggiungere anche tagli del 30% sull'assegno finale. Questa ipotesi è quella che riprende il piano di ricalcolo contributivo proposto dal presidente dell'Inps con tagli consistenti sulle pensioni finali esclusivamente risultato del calcolo contributivo.

Ulteriori novità potrebbero poi arrivare giovedì prossimo da Ministeri di Economia e Lavoro soprattutto in riferimento alla proroga del contributivo donna. Il nuovo piano sarebbe permettere l’uscita anticipata delle donne dal lavoro dal 2016 a 62-63 anni e con 35 di contributi, non più con ricalcolo contributivo dell’assegno che avrebbe ridotto l’assegno delle donne del 25, 30% circa ma applicando una penalizzazione del 3,3% l’anno per massimo tre anni (con penalizzazioni non oltre il 10%), evitando anche l’innalzamento di 22 mesi previsto a gennaio per le dipendenti private.  

Si tratta, dunque, di bloccare lo scalino che prevede il passaggio dell'età di vecchiaia da 63 anni e 9 mesi a 65 anni e 7 mesi (1 anno e 10 mesi in più rispetto al 2015), mentre il contributivo di oggi prevede l’uscita prima, a 57 anni per le statali e a 58 per le autonome, con 35 anni di contributi ma percependo una pensione ridotta, di circa il 25%, perché calcolata con sistema contributivo e non più con il vantaggioso retributivo.

Allo studio anche una soluzione flessibili per i lavoratori uomini che perdono il lavoro a pochi anni dalla pensione e che potrebbero uscire con una lieve penalizzazione del 3, 4%. Fino a qualche giorno fa, però, la soluzione più fattibile per intervenire sulle pensioni era la nuova legge ibrida Renzi-Boeri, sintesi dei meccanismi di quota 100, mini pensione e contributivo a costo zero per lo Stato, che permetterebbe l’uscita prima rispetto alla soglia dei 66 anni oggi prevista con un taglio del 3% per ogni anno di anticipo in cui si decide di lasciare il lavoro e fino ad un massimo del 12% se si esce a 62 anni.

Ma si tratterebbe di tagli bilanciati dall’erogazione di una mini pensione che, seguendo la regola del prestito pensionistico, dovrà essere restituita dal lavoratore una volta maturati i normali requisiti pensionistici. La pensione finale verrebbe, infine, calcolata esclusivamente sulla base del montante contributivo accumulato durante la propria vita lavorativa. Restano da definire però soluzioni ad hoc per lavoratori precoci e usuranti che sono stati fortemente penalizzati dalle norme in vigore.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il