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Novità e ultime notizie pensioni piani in fase di analisi e discussione come funziona, con quali regole

Il governo torna a lavorare sulle pensioni con novità che, si spera, possano essere approvate, a partire da una revisione dei requisiti del contributivo donna




Il governo torna a lavorare sulle pensioni con novità che, si spera, possano essere approvate, a partire da una revisione dei requisiti del contributivo donna. Le ultime notizie parlano, in particolare, di due tipi di intervento: una revisione, appunto, del contributivo donna ma anche una nuova possibilità di uscita anticipata per gli uomini, probabilmente basata sullo stesso meccanismo. Perché ogni intervento, però, possa diventare realtà, bisogna comunque fare i conti con le coperture e i limiti posti dal Ministero dell’Economia. Qualche giorno fa, dallo stesso Ministero è arrivata una novità che permetterebbe di fare andare in pensione prima, di due o tre anni, rispetto alla soglia fissata, solo chi rimane senza lavoro e a cui mancano pochi anni per il raggiungimento della pensione.

Tra le altre ipotesi, quella di una pensione anticipata a 62 anni a fronte, però, di penalizzazioni pesanti che potrebbero raggiungere anche tagli del 30% sull'assegno finale, che riprende il piano di ricalcolo contributivo Inps con tagli consistenti sulle pensioni finali esclusivamente risultato del calcolo contributivo. Il nuovo contributivo donna permetterebbe l’uscita anticipata delle donne dal lavoro dal 2016 a 62-63 anni e con 35 di contributi, non più con ricalcolo contributivo dell’assegno che avrebbe ridotto l’assegno delle donne del 25, 30% circa ma applicando una penalizzazione del 3,3% l’anno per massimo tre anni (con penalizzazioni non oltre il 10%), evitando anche l’innalzamento di 22 mesi previsto a gennaio per le dipendenti private.  

Si tratta, dunque, di bloccare lo scalino che prevede il passaggio dell'età di vecchiaia da 63 anni e 9 mesi a 65 anni e 7 mesi (1 anno e 10 mesi in più rispetto al 2015), mentre il contributivo di oggi prevede l’uscita prima, a 57 anni per le statali e a 58 per le autonome, con 35 anni di contributi ma percependo una pensione ridotta, di circa il 25%, perché calcolata con sistema contributivo e non più con il vantaggioso retributivo.

Tra le altre novità, una soluzione flessibile per i lavoratori uomini che perdono il lavoro a pochi anni dalla pensione e che potrebbero uscire con una lieve penalizzazione del 3, 4%. Si tratterebbe, dunque, di estendere anche agli uomini il contributivo donna. Tra le soluzioni più fattibili al momento, la nuova legge ibrida Renzi-Boeri, sintesi dei meccanismi di quota 100, mini pensione e contributivo a costo zero per lo Stato, che permetterebbe l’uscita prima rispetto alla soglia dei 66 anni oggi prevista con un taglio del 3% per ogni anno di anticipo in cui si decide di lasciare il lavoro e fino ad un massimo del 12% se si esce a 62 anni. Ma si tratterebbe di tagli bilanciati dall’erogazione di una mini pensione che dovrà essere restituita dal lavoratore una volta maturati i normali requisiti pensionistici, quando riceverà una pensione finale calcolata esclusivamente sulla base dei contributi versati durante la propria vita lavorativa.  

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il