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Novità e ultime notizie pensioni non ci sono cambiamenti in base alla verità dei numeri ufficiali nel nuovo DEF rivisto

Occorre fare i conti con le coperture economiche prima di immaginare cambiamenti reali nel sistema delle pensioni in Italia.




Quanto spazio troveranno le pensioni nella prossima manovra finanziaria? Difficile a dirsi, anche perché le ultime notizie contenute nel documento di preparazione non sono entusiasmanti. Di positivo ci sono le più alte stime di crescita per questo e il prossimo anno che potrebbero avere conseguenze positive così come l'intenzione di beneficiare dei margini di flessibilità previsti dalle regole europee. C'è comunque tempo fino al 15 ottobre, giorni di presentazione delle manovra, per attendere novità sulle pensioni.

Tutte le proposte di cambiamento delle pensioni devono prevedere le loro coperture economiche. Si tratta di un principio base che è stato recentemente ricordato dal premier e ribadito più volte a Palazzo Chigi. Ecco allora che una misura come quota 100 come somma di età anagrafica e anni di contribuzione da raggiungere per potersi congedare dal lavoro, ha un costo di circa 10-15 miliardi di euro, insostenibile per le casse dello Stato. Non va evidentemente meglio con quel sistema ibrido con cui concedere l'opportunità ritiro con qualche anno di anticipo a costo di penalizzazione nell'assegno da compensare con una sorta di prestito. Servirebbero circa 6 miliardi di euro.

Diverso è il caso delle mini pensioni (4-6 miliardi di euro) che di fatto è un prestito previdenziale a favore di chi, over 55 e senza lavoro, non ha ancora maturato i requisiti per andare in pensione. Nella sua stesura originaria, essendo un'operazione finanziaria, come un mutuo, non sarebbe stata necessariamente classificata nella spesa previdenziale. Di più: l'azienda poteva assumere il costo dell'indennità in tutto o in parte o integrare l'assegno dello Stato. Di fatto, la soluzione ora più possibile è l'estensione del contributivo donna, dal costo di circa 4 miliardi di euro, che potrebbe rappresentare l'unica misura accolta dal governo.

Sono proprie le ragioni economiche a frenare l'ipotesi del ricalcolo degli assegni previdenziali per tutti con il contributivo. Anche se lo Stato risparmierebbe un bel po' di denaro pubblico, si porrebbe un problema di liquidità immediata nel caso in cui troppi lavoratori decidessero di rinunciare a una parte dell'importo pur di potersi congedare con qualche anno di anticipo. Il sistema di calcolo contributivo della pensione prevede infatti che l'assegno venga stabilito in proporzione ai contributi versati e non in base alla retribuzione percepita. Questo sistema è stato progressivamente introdotto con diverse riforme a partire dal 1995.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il