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Pensioni ultime notizie numeri DEF rivisto indicano cambiamenti nulli per pensioni vecchiaia, precoci, anzianità, usuranti

Nel documento di preparazione alla manovra finanziaria non c'è traccia delle flessibilità in uscita per cambiare le pensioni.




Non tutte le novità sulle pensioni prospettate in queste ultime settimane potranno essere accolto in sede di manovra finanziaria. Anzi, l'impressione è che ben poco sarà fatto. Stando alle ultime notizie relative al documento di preparazione, ci sarà spazio solo per misure di lotta alla povertà ovvero di tutela per le fasce più deboli della società, in particolare chi, disoccupato over 55, non ha ancora maturato i requisiti per congedarsi. Le ipotesi prospettate nel breve periodo ovvero da inserire nella prossima legge di stabilità, devono fare i conti con due problemi: quello delle risorse, contro cui si sono arenate le opzioni sin qui prospettate, e quello dei rapporti con Bruxelles, perché sarebbe necessario aprire una nuova trattativa.

Il punto è sempre il solito: come concedere maggiore flessibilità in uscita senza compromettere i conti pubblici? Tutto ruota attorno alla percentuale da applicare per ogni anno di ritiro anticipato rispetto alla tabella di marcia stabilita dall'attuale legge previdenziale. Il 2% finora prospettato viene ritenuto una quota troppo passa. Si potrebbe salire al 3-4%, ma con che soglia massima di disincentivo? Allo stato, nulla sarà fatto per i lavoratori precoci e per chi svolge attività prevalentemente usuranti mentre è sempre più al centro dell'attenzione la proroga del contributivo donna oltre il 31 dicembre 2015 del contributivo donna ovvero della possibilità di ritirarsi con qualche anno di anticipo in cambio del calcolo dell'assegno previdenziale sulla base dei soli contributi versati. Più esattamente, via libera a 57 anni e 35 di contributi con una perdita del 20-30% dell'importo dell'assegno.

Decisamente da escludere è invece la costosa applicazione di quota 100 come somma di età anagrafica e anni di contribuzione da raggiungere per ritirarsi dal mondo del lavoro. E se sull'introduzione di una forma di assegno universale le possibilità non sono tramontate, il prestito pensionistico continua a non convincere i piani alti di Palazzo Chigi.

Sarà decisiva la spending review, che sarà più soft del previsto e di sicuro non arriverà ai 10 miliardi di euro attesi, almeno per il prossimo anno. Per non stroncare sul nascere i primi germogli della ripresa, ma anche perché alcuni tagli ipotizzati fin da prima dell'estate si stanno dimostrando molto meno semplici del previsto da ottenere. Tanto che dalla revisione della spesa, che comunque ci sarà e avrà un orientamento pluriennale, ci si starebbe orientando a ricavare per il prossimo anno poco più di 6-7 miliardi di euro.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il