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Pensioni ultime notizie cambiamenti realistici con ultime posizioni espressa da Bce e Ue

Ue e Bce ancora contrarie a novità pensioni in Italia: l’unica modifica potrebbe riguardare l’approvazione dell’assegno universale




Se nelle intenzioni del governo italiano, nonostante ostacoli, problemi e difficoltà permane l’intenzione di intervenire con modifiche sull’attuale legge pensioni, continuano a esserne contrari i grandi dell’Ue e le novità lo confermano. Il presidente della Bce Mario Draghi appoggia il piano di portare avanti riforme strutturali già avviate dal governo ma non appoggia alcuna modifica sulle pensioni. Se, infatti, è necessario portare avanti interventi strutturali, in Italia collegati soprattutto al lavoro perchè la rigidità del mercato del lavoro nel nostro Paese deriva dal mancato turn over generazionale, il che potrebbe voler significare anche la necessità di agire sulle pensioni, secondo Draghi, “Le riforme strutturali porteranno a una stabilità e a un benessere duraturo. In una unione monetaria non ci si può permettere di avere profonde e crescenti divergenze strutturali tra paesi, perché queste tendono a diventare esplosive. Non c'è momento migliore per fare le riforme che ora”.

Ma non si tratta di un piano che contempla interventi sulle pensioni. E a smontare i piani del governo di voler intervenire sulle pensioni è stata tutta la Bce. Nel suo ultimo bollettino è riportato che l’Italia è in ritardo sulla diminuzione del debito pubblico e che quindi il risparmio derivante dalla minore spesa per interessi legato al calo dello spread, deve essere impiegato per il risanamento dei conti, per cui quel tesoretto da 17 miliardi non può essere usato per ridurre le imposte o per agevolazioni per imprese e famiglie. Inoltre, secondo la Bce, il miglioramento del saldo strutturale nel 2015 dovrebbe ammontare al 2,1% del Pil (a causa dei ritardi nel risanamento accumulati dal 2013), rispetto alla previsione di uno sforzo strutturale pari allo 0,3%, il che significa una Manovra Finanziaria più dura.

Intanto, da settimane è in corso la trattativa con Bruxelles per avere maggiore flessibilità e  aumentare i margini di azione della Manovra. Restano da organizzare al meglio, dunque, le coperture per far fronte alle numerose misure annunciate da Renzi, che dovrebbero avere, complessivamente, un valore di 27 miliardi di euro. Devono essere reperiti circa 4 miliardi e mezzo di euro per l’abolizione della Tasi sulle prime case e dell’Imu sui terreni agricoli e sugli impianti imbullonati, nuove risorse per la proroga del bonus casa e ulteriori interventi anche per i cosiddetti incapienti, esclusi nell’ultima finanziaria dal bonus degli 80 euro.

Due miliardi saranno necessari per rifinanziare le missioni di pace all’estero, 700 milioni per la Robin tax, 500 per la rivalutazione delle pensioni e un miliardo circa per il rinnovo dei contratti pubblici. Restano fuori dai capitoli di spesa le pensioni, per cui si ipotizza una maggiore flessibilità in uscita da tempo ma che per cui al momento non è previsto nulla di concreto e, considerando la contrarietà di Ue e Bce, tutta la Manovra potrebbe essere compromessa se non viene data flessibilità dall’Ue stessa e, se ne viene data meno, gli interventi a rischio come le pensioni non si potranno fare del tutto.

Quello che l’Ue ci potrebbe far fare è approvare l'assegno universale, visto che è già in vigore in quasi tutte le altre nazioni. Anche su questo punto, tuttavia, non c’è certezza, perché l’Ue potrebbe anche non concederlo visto il problema dell'alto debito pubblico.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il