Fassino applaudito anche da Berlusconi: il 95% del suo discorso mi trova d'accordo

Lungo intervento del segretario sulle prospettive future legate al Pd, con un timido riferimento al socialismo europeo sul quale torna subito dopo Schultz, poco applaudito da un platea oramai svuotata



"E' del tutto naturale che un grande partito riformista, quale vuole essere il Pd, trovi collocazione là dove si riuniscono le altre forze riformiste europee, che nella stragrande maggioranza sono socialiste e socialdemocratiche". Piero Fassino, dal palco del congresso dei Ds, che cerca con fatica di tenere il nuovo soggetto politico che nascerà nella barra del socialismo europeo. Questa una delle cartoline più emblematiche che arrivano da Firenze, quando il segretario ricorda che "il Pse, anche tenendo conto del nostro progetto, ha riformulato il suo statuto, dandosi come missione di riunire non solo i partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti, ma anche progressisti e democratici dell'Unione Europea". Così, anche se il Pd ha "una sua specifica e peculiare identità di partito riformista plurale", tuttavia "proprio in funzione di questo obiettivo è necessario un rapporto forte e strutturato con il Pse. Se si ha l'ambizione di unire il riformismo europeo - ha aggiunto - non si può eludere il rapporto organico con quella famiglia socialista che ne rappresenta il 90%".

Come farà a convincere i "cugini" della Margherita di tutto questo (che non è poi molto), rimane un mistero da risolvere, che comunque nel corso della sua forse troppo lunga relazione (oltre due ore), Fssino proverà ad affrontare.

Ma le cartoline arrivano anche trattando d'altro, a partire dalla solidarietà e l'impegno verso l'attività del governo Prodi, pronto a intervenire sia al congresso della Margherita che a quello Ds.
Il centro della relazione sono le motivazioni con cui Fassino cerca di argomentare la necessità del Partito democratico non come forzatura di una nomenklatura politica, piuttosto quale opzione ideale che accompagna il passaggio d'epoca che investe l'Italia. Un partito "nuovo", per pensiero e radici, che ormai non possono più affondare nel passato del secolo scorso: parola di segretario. Dunque una parte della relazione, questa, tutta proiettata sui temi progettuali, e l'elenco (abbastanza scontato) delle novità e dei bisogni della società contemporanea.

Gli applausi più sentiti dalla platea arrivano nel passaggio sul progetto del Partito democratico, da considerare non come un pacchetto "prendere o lasciare" o una proposta già perfetta  "chiavi in mano". Qui arriva l'appello ai socialisti di Enrico Boselli a far parte di questo processo, e quello rivolto alle mozioni di Mussi e Angius a non rinunciare a questa "impresa comune" in pieno svolgimento: "L'unità tra Ds e Margherita è necessaria ma non sufficiente -dice Fassino-. Subito dopo i congressi dei due partiti avvieremo il comitato promotore presieduto da Romano Prodi.
Tutto allora sarà ancora in movimento, ed è ingeneroso parlare di fusione a freddo".

Come era facile prevedere, lo specifico appello a Mussi si muove in particolare sul versante del ragionamento sulla collocazione in Europa del futuro Partito democratico. Ma il suo ribadire la scelta che guarda al Partito del socialismo europeo e all'Internazionale socialista come alle sedi in cui si riconosce il grosso delle forze riformiste, non solo europee, lascia di certo aperte le questioni sollevate in tal senso dalla sinistra Ds.

Il leader della Quercia riesce a non vedere su questo aspetto una chiusura da parte degli alleati Dl: "Di ciò sono consapevoli gli amici della Margherita che non a caso pongono la questione della collocazione europea del Pd in termini diversi da un anno fa, quando sembrava prevalere la suggestione di dar vita a una famiglia democratica europea che si aggiungesse alle famiglie politiche esistenti. Oggi invece si riconosce che l'obiettivo di realizzare un campo riformista più ampio va perseguito "insieme al Pse". Bene, proseguiamo il confronto tra noi e con gli stessi socialisti europei, per individuare le forme concrete e praticabili di questo impegno comune".

Da questo passaggio in fondo non così chiaro, prende spunto subito dopo quello del segretario della Quercia l'intervento del segretario del Pse, del tedesco Martin Schultz, capogruppo del Pse nel parlamento europeo. "Sono felice che questo nuovo nostro incontro si svolga in modo più sereno". ha esordito, riferendosi alla presenza in platea di Silvio Berlusconi e alla sua battuta-gaffe rimasta tristemente famosa sui "kapò". Schultz, ha poi colto l'occasione per lanciare un nuovo appello per una collocazione nella famiglia del socialismo europeo del futuro Partito democratico. "Il partito democratico è un passaggio fondamentale per rafforzare il campo progressista", ha detto l'esponente del Pse, che ha anche voluto ricordare "l'appassionato impegno" del Presidente della Repubblica Napolitano, e del premier Romano Prodi, per la "causa europeista". M per Schultz, lo ribadito a hiare lettere, la collocazione naturale del nuovo soggetto politico è all'interno del Pse. Fassino applaude solo alla fine, con i pochi presenti rimati ad ascoltare.

Il colpo di teatro finale è invece tutto appannaggio dell'accreditato speciale del congresso, vale a dire lo stesso Berlusconi, che incalzato da alcune domande inizia il suo consueto siparietto: "Il Pd? Quasi quasi mi iscrivo anch'io", dice provocatoriamente, affermando che per il 95% del discorso di Fassino, se i principi enunciati dovessero risultare coerenti ai fatti, soprattutto in tema di riformismo e liberalismo, non ci sarebbero motivi di dissidio.
"Ha tratto spunto da Fassino?", viene chiesto al Cavaliere, che prontamente risponde: "Ho preso molti appunti, cerco di imparare da tutti".

Se dunque l'ultimo segretario dei Democratici di sinistra voleva raggiungere il più ampio dei consensi possibili, nella sua rete ha sorprendentemente attirato un pesce grosso. Bisogna capire quanto sia un bene, per lui e quelli che lo seguiranno nella prossima avventura.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il