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Pensioni ultime notizie ulteriori problemi nel DEF rivisto per manovra Finanziaria

Quante risorse sarebbero disponibili per interventi sulle pensioni dopo revisione del nuovo Def? Le ultime notizie non confermano ancora alcun intervento




Via libera alle stime della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2015. Nella lettera inviata al ministro dell'Economia Padoan, dal presidente Giuseppe Pisauro viene però precisato il rischio di eccessivo ottimismo per le previsioni programmatiche del Pil per il 2016. Secondo le novità riportate, infatti, i fattori di rischio diventano maggiormente evidenti negli anni successivi, 2017-2018 e, considerando il livello di partenza dello scenario di crescita tendenziale, ‘stime particolarmente ottimistiche degli effetti della manovra di finanza pubblica rischierebbero di collocare la previsione programmatica 2016 al di fuori dell'intervallo di validazione’.

Per gli anni 2015-2016, il principale fattore di rischio riguarda la crescita del Pil nel 2016 che, pari a 1,3%, si colloca al limite più elevato dell'intervallo delle stime fatte, e nel 2017 e 2018 la crescita del Pil stimata dal Mef (1,3% in entrambi gli anni) è al di sopra del limite superiore del range previsto (1,2% in entrambi gli anni). Ci si chiede dunque se e quanto spazio potranno trovare le pensioni nella prossima Manovra finanziaria, cosa che risulta difficilmente da definire ora. Nonostante, infatti, ci sia la volontà del governo di voler modificare le pensioni e nonostante le ultime affermazioni di oggi in Commissione parlamentare dei ministri di Economia e Lavoro, Padoan e Poletti, sulle intenzioni del governo di voler lavorare sulla flessibilità nella prossima Manovra, bisogna comunque fare i conti con le spese e le risorse disponibili.

E da quanto emerge dal nuovo Def non vi sarebbero generosi fondi da impiegare per le pensioni. Potrebbero essere disponibile circa due miliardi, che non basterebbero, per esempio, per la quota 100 come somma di età anagrafica e contributiva che ha un costo di circa 10 miliardi di euro; non basterebbero nemmeno per cui servirebbero 4, 6 miliardi di euro che, nonostante erogati sotto forma di prestito e dunque da restituire dal lavoratore, comunque dovrebbero essere anticipati. Sei miliardi servirebbero anche per il piano ibrido combinazione di quota 100, mini pensione e contributivo.

Potrebbe avere il costo di due miliardi invece la proroga del contributivo donna, così come l’erogazione dell’assegno universale ma resta ancora da capire se i due miliardi di euro disponibili vogliono essere effettivamente utilizzati per le pensioni o se ci sono, come sempre ormai, interventi prioritari su cui concentrarsi.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il