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Pensioni anticipate le affermazioni di Renzi negli ultimi mesi fino ad oggi per comprendere le sue intenzioni

La posizione di Matteo Renzi sulle pensioni non è mai stata piuttosto chiara. Ma ogni novità in materia è subordinata alle coperture economiche.




Le ultime notizie sulle pensioni che sono uscite dalla bocca di Matteo Renzi ovvero l'intenzione di introdurre novità nel segno della flessibilità in uscita hanno colto un po' di sorpresa. Sulla questione della previdenza in Italia, infatti, non ha mai assunto una posizione chiara e definitiva, preferendo nascondersi dietro annunci generici e mettendo davanti a tutto l'urgenza di altri cambiamenti. Anche il suo rapporto con Tito Boeri, presidente dell'Inps, è stato piuttosto altalenante. Se inizialmente la nomina dell'economista della Bocconi era stata considerata una rottura con il passato, il piglio piuttosto decisionista di Boeri, deciso a recitare una parte da protagonista al di dà della riorganizzazione della governance dell'istituto, non sembra essere stato gradito fino in fondo.

A ogni modo, tra le soluzioni ipotizzate nelle ultime settimane c'è stato il cosiddetto piano ibrido Renzi-Boeri. Da una parte si dava il via libera all'uscita dal lavoro con qualche anno di anticipo, dall'altra, però, non si rinunciava all'applicazione di penalizzazione più o meno disincentivanti, da compensare però con una sorta di prestito previdenziale. Più di recente, Boeri ha precisato il suo piano di cambiamento delle pensioni, spiegando che non prevede né un taglio del 30%, né il ricalcolo con il metodo contributivo, ma una riduzione equa sull'assegno per chi decide di andare in pensione prima. Ed è proprio questo il punto centrale che ha congelato tutte le proposte fin qui avanzate e che rende titubante Matteo Renzi: a quanto far ammontare i disincentivi al ritiro anticipato ovvero qual è il tasso da applicare per non fare andare in tilt le casse pubbliche?

In questo contesto occorre seguire con attenzione anche le ultime notizie che arrivano dai tribunali. Non è un caso che Matteo Renzi, con una sentenza che incombe, sia ora più sensibile rispetto alla possibilità di estendere il cosiddetto contributivo donna. Si tratta di concedere alle lavoratrici la possibilità del ritiro con qualche anno di anticipo rispetto ai requisiti in vigore, ma rinunciando a una parte dell'assegno.

Il congedo sarebbe possibile a 57 anni e 3 mesi di età con 35 anni di contributi per le dipendenti o a 58 anni e 3 mesi per quelle autonome. Di recente è stata la Suprema Corte a pronunciarsi sulla materia, dando ragione ai professionisti che hanno maturato, entro il primo gennaio 2007, il diritto a ricevere il trattamento previdenziale dalle casse di categoria ma ne hanno goduto in misura inferiore per il contenimento della spesa.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il