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Pensioni ultime notizie anzianità, vecchiaia, precoci, usuranti piani reali Renzi sembrano confermati da Morando, Boeri, Poletti,

Solo con le necessarie coperture economiche è possibile introdurre novità vere nel sistema delle pensioni in Italia. Primi scenari di cambiamento.




Quando si cercano novità sulle pensioni, a dominare è sempre la cautela. La dimostrazione più lampante arriva da Palazzo Chigi, dove si osserva un Matteo Renzi molto timoroso quando si tratta di prevedere misure per cambiare l'attuale legge previdenziale e molto sicuro su altre questioni, altrettanto delicate, come la cancellazione delle imposte sulla casa. Il 15 ottobre è il giorno della presentazione della manovra finanziaria e, stando così le cose, verranno introdotte alcune modifiche per favorire l'uscita dei lavoratori senza il rigido rispetto degli attuali parametri, ma non ci sarà alcuna misura realmente d'impatto. Ad esempio, rimarrà sulla carta la staffetta generazionale graduale attraverso l'introduzione del part time su base volontaria.

In questo modo sarebbero raggiunti due obiettivi: la possibilità per i lavoratori più anziani di ritirarsi con qualche anno di anticipo e l'ingresso nel mondo del lavoro dei più giovani così da abbattere il tasso di disoccupazione. Ma come spiegato da Enrico Morando, viceministro dell'Economia, occorre innanzitutto salvaguardare i conti pubblici. D'altronde, lo stesso presidente dell'Inps, Tito Boeri, ha spiegato come una misura di questo genere avrebbe costi non trascurabili per lo Stato anche se i risultati sarebbero immediatamente apprezzabili. Di certo, se qualcosa cambierà anche sotto questo versante, l'appuntamento è, nel migliore dei casi, al prossimo anno.

Il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, continua ad assicurare come il governo sia al lavoro per migliorare le pensioni in Italia. Tra le ipotesi sul tavolo dei ragionamenti, c'è anche il cosiddetto contributivo donna, da estendere anche oltre la scadenza attuale fissata per il 31 dicembre di quest'anno. Si tratta di concedere la possibilità di andare in pensione anticipatamente optando per il sistema contributivo ovvero calcolando l'assegno sulla base dei soli contributi versati. L'importo finale sarebbe più basso di circa il 20-25%, ma per ritirarsi prima rispetto ai requisiti richiesti dall'attuale legge previdenziale.

Non ci sarà certamente spazio per l'applicazione di quota 100 ovvero della somma di età anagrafica e di anni di contribuzione da raggiungere per accedere al trattamento previdenziale. Anche Pier Paolo Baretta, sottosegretario al Ministero dell'Economia, invita a trovare soluzioni autofinanziate, pur ricordando che una proposta socialmente accettabile è di concedere l'uscita dal mondo del lavoro a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazione massima dell'8%.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il