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Pensioni quota 100, assegno universale, legge Renzi-Boeri si potrebbero fare se ci fosse la spending review la grande dimenticata

I cambiamenti nelle pensioni in Italia passano anche da un vero taglio della spesa pubblica, ma le ultime notizie vanno in un'altra direzione.




Il ritornello è chiaro: senza le coperture economiche non ci possono essere novità sulle pensioni. Ma con la crescita del Paese ferma, o comunque molto lenta, appare lecito attendersi una vera spending review per trovare le risorse per finanziarie le manovre. Eppure, come raccontano le ultime notizie, anche in riferimento al Documento di preparazione della manovra finanziaria, poco o nulla è stato fatto. Ecco allora che sarebbero a disposizione solo due miliardi di euro per introdurre qualche modifica, che comunque risulterà insufficiente rispetto alle necessità sociali e previdenziali. La prima ipotesi a venire scartata è stata l'applicazione di come quota 100 come somma di età anagrafica e anni di contribuzione da raggiungere per potersi congedare dal lavoro.

Il costo di circa 10-15 miliardi di euro che è stato calcolato è una cifra che lo Stato non può permettersi di investire. Altrettanto improponibili sono quei 6 miliardi di euro per finanziare il sistema ibrido di cui si è parlato nei giorni scorsi ovvero la concessione della possibilità del congedo con qualche anno di anticipo in cambio di penalizzazione nell'assegno da compensare con una sorta di prestito da restituire. Una somma simile o di poco inferiore servirebbe per introdurre le mini pensioni a favore degli over 55 senza lavoro e senza pensione. La proposta di prevedere una staffetta generazionale per legge, magari graduale attraverso il part time, è stata stroncata sul nascere.

Eppure si tratterebbe di risorse ben investite poiché rilancerebbero l'occupazione, favorirebbero l'uscita dei lavoratori meno motivati e permetterebbero di aumentare competitività e produttività nel sistema delle imprese. Ma senza crescita e senza una vera spending review a partire dalla prossima manovra finanziaria, anche le migliori ipotesi rimarranno ferme sulla carta.

Da tempo, ad esempio, si parla di tagli alle spese dei Ministeri. Ma ciascuno cerca di salvaguardare il budget per i costi vivi, e alcuni in particolare come il Ministero degli Interni o quello della Giustizia, fanno presente come si troverebbero in "grosse difficoltà" se venissero ridotte le risorse disponibili. Chi subirà non un taglio ma un mancato aumento, come già accaduto lo scorso anno, sarà con ogni probabilità la sanità, anche se la partita è ancora aperta: sul piatto ci sono circa 3 miliardi di euro di aumento del Fondo nazionale, che al momento si fermerebbe a 1-1,3 miliardi di euro. Ma sembra ancora troppo poco per credere in un vero cambiamento.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il