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Pensioni novità e ultime notizie requisiti, età, contributi con legge Renzi-Boeri, mini pensione, quota 100 come cambiano

Quanto costerebbero le penalizzazioni previste per i piani di uscita anticipata? Novità, requisiti e prospettive per ogni meccanismo al vaglio




Andare in pensione anticipata con piani di quota 100, mini pensione, contributivo, staffetta generazionale, o nuova legge ibrida Renzi-Boeri potrebbe costare sull’assegno finale. Le ultime notizie, tuttavia, sembrano confermare che eventuali novità saranno rimandate. Stiamo parlando dei piani appena citati, ognuno dei quali prevedendo penalizzazioni a carico del lavoratore che vuole andare in pensione prima porterebbe certamente ad una riduzione della pensiona finale. Partendo dal piano di quota 100, risultato della somma di età anagrafica e contributiva, le penalizzazioni sarebbero minime ma lascerebbe al lavoratore la libertà di scegliere quando andare in pensione, se a 60 anni di età con 40 anni di contributi, o a 61 anni di età con 39 anni di contributi, o a 62 anni di età con 38 anni di contributi e così via.

Passando alla mini pensione, permetterebbe di andare pensione due o tre anni prima rispetto alla soglia dei 66 anni, con penalizzazioni minime perchè bilanciate dall’erogazione di un prestito che, una volta maturati i normali requisiti per l’uscita dal lavoro, dovrebbe essere restituito dal lavoratore con piccole trattenute di qualche decina di euro sull’assegno finale. La staffetta generazionale permetterebbe, invece, al lavoratore cui mancano pochi anni al raggiungimento della pensione normale di passare al part time con riduzione dell’orario lavorativo e conseguente riduzione dello stipendio ma possibilità di impiego di nuovi giovani.

Bisogna tuttavia ancora capire se i contributi previdenziali, una volta scelto il part time, sarebbero a carico del lavoratore, così come vuole la riforma della P.A., o se continuerebbero ad essere versati dall’azienda. C’è poi il sistema contributivo: così come proposto dal presidente dell’Inps Boeri permetterebbe l’uscita anticipata con calcolo esclusivo della pensione finale con sistema appunto contributivo, il che comporterebbe penalizzazioni del 15% al massimo e non del 30% come invece sostenuto dai sindacati. Altro piano al vaglio del governo è quello ibrido Renzi-Boeri che consentirebbe di andare in pensione a 62 anni con 35 anni di contributi e una decurtazione del 3%, per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia di pensionamento fissata attualmente.

La penalizzazione sull’assegno mensile arriverebbe ad un massimo del 12% se si decide di lasciare a 62 anni, ma si tratta di un taglio che verrebbe in parte alleggerito da un prestito erogato dallo Stato, secondo il sistema della mini pensione, che il lavoratore dovrà poi restituire, con piccole decurtazioni mensili sulla pensione finale, quando avrà maturato i normali requisiti richiesti, che sarà calcolata in base ai contributi realmente versati dal singolo lavoratore nel corso della vita professionale.

Novità al vaglio anche per singole categorie di lavoratori, a partire dal contributivo donna che, però, dal 2016 potrebbe subire  modifiche e permettere l’uscita anticipata per le donne a 62-63 anni e con 35 di contributi ma non più con ricalcolo contributivo dell’assegno che riduce l’assegno del 25, 30% circa ma una penalizzazione del 3,3% l’anno per massimo tre anni, con penalizzazioni che non supererebbero il 10%, evitando anche l’innalzamento di 22 mesi previsto a gennaio per le dipendenti private. Il ministro dell’Economia ha inoltre avanzato una nuova proposta di modifica, valida elusivamente per i lavoratori uomini che perdono il lavoro a pochi anni dalla pensione e che potrebbero uscire con una lieve penalizzazione del 3, 4%.

Per fare esempi concreti di quanto si potrebbe perdere sulla pensione finale con le penalizzazioni previste dai diversi sistemi, considerando una penalizzazione del 4% all'anno, un'uscita anticipata di 12 mesi porterebbe ad un taglio 800 euro lordi all’anno che al netto delle tasse nazionali, regionali e comunali, però, il sacrificio si fermerebbe a 548 euro, cioè poco più di 42 euro per 13 mensilità e la pensione netta passerebbe dai 1.272 euro a 1.230 euro, con un taglio reale del 3,3%.

Anticipando, con le stesse penalizzazioni previste, di quattro anni l’uscita dal lavoro, il taglio lordo sarebbe del 16% e sulla pensione da 20mila euro significa 3.200 euro, che però scendono a 2.192 dopo aver calcolato le ricadute fiscali. La riduzione sarebbe dunque di poco meno di 169 euro al mese.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il