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Pensioni novità e ultime notizie Morando, Renzi, Baretta, Poletti, Padoan e la evidente frattura con la realtà

Ancora confuse le novità pensioni nonostante piani di modifica al vaglio del governo: le posizioni di premier Renzi ed altri autorevoli esponenti politici




Continuano ad essere confuse e poco positive le ultime notizie sulle pensioni: mentre dalle novità del Def rivisto non emerge alcun riferimento alle pensioni, quindi nessun piano al vaglio del governo al momento: Bce e Ue continuano a dirsi contrarie a modifiche pensionistiche e la situazione economica continua a non essere abbastanza favorevole da spingere all’approvazione di cambiamenti sulle pensioni attuali, perché si dovrebbe innanzitutto ridurre l’alto debito pubblico, e le norme che tanto si vogliono modificare continuano ad essere le uniche in grado di garantire sostenibilità economica alla nostra Italia in crisi e permettono ben 80 miliardi di euro di risparmi fino al 2021, motivo per cui tutti temporeggiano sul via libera alle modifiche.

E’ infatti difficile rinunciare a questa considerevole cifra ed è il motivo per cui da sempre il premier Renzi si è dimostrato pronto a modificare questo piano senza però stravolgerlo del tutto, proprio per mantenere i risparmi stimati. Considerevoli modifiche, infatti, potrebbero mettere a rischio questi risparmi e si tratta di una cifra di cui il nostro Paese ha decisamente bisogno. Questo è lo stesso motivo per cui il viceministro dell’Economia Morando dopo aver più volte ribadito la sua contrarietà a modifiche pensionistiche ha aperto a novità purchè a costo zero per lo Stato, sostenuto dal sottosegretario Baretta che ha anche proposto una soluzione di uscita anticipata prima dei 66 anni e con penalizzazioni sull’assegno finale a vita, però.

Cambiamenti sulle pensioni sarebbero al vaglio del governo, come ribadito dal ministro del Lavoro Poletti, che però è da sempre molto cauto, protagonista di affermazioni che sostengonomodifiche alle pensioni ma poi pronto sempre a fare un passo indietro, contrariamente invece al presidente dell’Inps Boeri che sin dall’inizio del suo mandato continua a ribadire la necessità di agire sulle pensioni e che, dopo aver dato il via all’operazione trasparenza, rilancia sul contributivo, con tagli decisamente inferiori rispetto a quel 30% stimato dai sindacati, e sulla cancellazione dei ricchi vitalizi per i politici.

Ma al momento si potrebbe pensare solo a realizzare cambiamenti minimi, come la proroga del contributivo donna, sostenuta dal premier Renzi che userebbe tale misura come giustificazione delle tante dichiarazioni fatte di interventi sulle pensioni, per dire che effettivamente qualcosa di concreto sulle pensioni è stato fatto. Ma si tratterebbe di un contributivo che dal 2016 potrebbe essere modificato nei requisiti.

Se, infatti, il contributivo donna di oggi prevede l’uscita anticipata a 57 anni per le statali e a 58 per le autonome, con 35 anni di contributi e accettando una pensione finale ridotta interamente calcolata con sistema contributivo, le modifiche vorrebbero l’uscita anticipata delle donne dal lavoro dal 2016 a 62-63 anni e con 35 di contributi ma non più con ricalcolo contributivo dell’assegno bensì con una penalizzazione del 3,3% l’anno per massimo tre anni (con penalizzazioni non oltre il 10%), cancellando l’innalzamento di 22 mesi previsto a gennaio per le dipendenti private e bloccando lo scalino che non permette il turn over lavorativo. Anche il ministro dell'Economia Padoan ha aperto a modifiche pensionistiche, proponendo un piano di uscita anticipata per gli uomini che in età avanzata si ritrovano disoccupati e che potrebbero lasciare qualche anno prima il lavoro con penalizzazioni del 3, 4 % sull'assegno finale.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il