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Pensioni novità e ultime notizie questa settimana mini pensione, piano Renzi-Boeri, quota 100, contributivo, assegno universale

Come cambiano gli orientamenti del governo su piani di prepensionamento e novità previdenziali da approvare: le ipotesi di lavoro in ballo al momento




Sono diverse le ipotesi di modifica delle pensioni attuale sulle quali il governo starebbe lavorando e diversi gli orientamenti in vista della prossima Manovra Finanziaria. Nonostante, infatti, le ultime notizie confermino che nulla dovrebbe arrivare nel breve periodo, è probabile che qualche novità sarà messa a punto, soprattutto per far capire ai cittadini che c'è la volontà politica di agire, anche se i cambiamenti potrebbero essere solo minimi e non quelli sperati per tutti. Tra i piani da mesi al vaglio del governo, l’uscita con quota 100, mini pensione, contributivo, staffetta generazionale, cui si è aggiunto il nuovo piano ibrida Renzi-Boeri, insieme a novità per singole categorie di lavoratori.

C’è poi la questione dell’assegno universale ancora decisamente aperta: questa misura potrebbe essere l’unica appoggiata dall’Ue, visto che si tratta di una forma di aiuto per le famiglie in difficoltà già vigente in quasi tutti gli altri Paesi europei, ma in Italia resta aperto il dibattito sulla platea di beneficiari cui destinarlo. Mentre, infatti, il presidente dell’Inps Boeri, sostenuto dal premier Renzi, vorrebbe erogarlo agli over 55 che perdono il lavoro ma non possono ancora andare in pensione, il M5S vorrebbe estenderlo a tutti e il ministro del Lavoro agli over 55 che perdono il lavoro e non possono andare in pensione ma che dimostrano di essere alla ricerca concreta di una nuova occupazione e limitato per due anni.

Se al momento piani di quota 100, risultato della somma di età anagrafica e contributiva; mini pensione, che permetterebbe di andare pensione due o tre anni prima rispetto alla soglia dei 66 anni, con penalizzazioni minime; staffetta generazionale, che permetterebbe al lavoratore cui mancano pochi anni alla pensione normale di passare al part time con riduzione dell’orario lavorativo e conseguente riduzione dello stipendio; e contributivo, secondo lo schema proposto dal presidente dell’Inps Boeri sembrano di difficile approvazione, la soluzione più fattibile sarebbe quella ibrida Renzi-Boeri, che permetterebbe la pensione a 62 anni con 35 anni di contributi e una decurtazione del 3%, per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia di pensionamento fissata attualmente.

La penalizzazione sull’assegno mensile arriverebbe ad un massimo del 12% se si decide di lasciare a 62 anni, taglio in parte alleggerito da una mini pensione erogata dallo Stato sotto forma di prestito che il lavoratore dovrà poi restituire, con piccole decurtazioni mensili sulla pensione finale, quando avrà maturato i normali requisiti richiesti. La pensione finale verrà calcolata in base ai contributi versati dal lavoratore durante la sua vita professionale.

Potrebbe anche essere modificato il contributivo donna come emerso in quest’ultima settimana: dal 2016, infatti, potrebbero cambiare i requisiti per l’uscita anticipata per le donne, passando a 62-63 anni e con 35 di contributi ma non più con ricalcolo contributivo dell’assegno che riduce l’assegno del 25, 30% circa ma una penalizzazione del 3,3% l’anno per massimo tre anni, con penalizzazioni che non supererebbero il 10%, evitando anche l’innalzamento di 22 mesi previsto a gennaio per le dipendenti private. Salirebbe, dunque, l’età pensionabile da 57 anni per le statali e 58 per le autonome a 62, 63 anni ma con tagli minori sull’assegno finale.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il