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Pensioni novità e ultime notizie in tempi e modi diversi seppur Renzi, Morando, Baretta, Poletti, Boeri, Padoan non lo dicono

Si continua a lavorare per modifiche pensioni da inserire nella Manovra Finanziaria di ottobre ma le novità sembrano piuttosto difficili. Se ci fossero varrebbero solo per singole categorie di lavoratori




Ministri e altre forze politiche e sociali continuano a parlare di novità e cambiamenti alle pensioni, lavorando in vista della prossima Manovra Finanziaria e si susseguono annunci, affermazioni e conferme che qualcosa si sta facendo e potrebbe essere possibile anche nel breve periodo, nonostante le ultime notizie e i recenti avvenimenti dimostrano che difficilmente sarà possibile agire sulle pensioni nell’immediato e che molto probabilmente tutto sarà rimandato, ad eccezione di interventi minimi. A conferma della difficoltà attuale di lavorare sulle pensioni la ribadita contrarietà di Ue e Bce a modifiche pensionistiche, senza considerare l’alto debito pubblico ancora da risanare in Italia che sottrae risorse da impiegare per eventuali novità pensionistiche.

L’unica novità che ci potrebbe essere ora è la proroga contributivo donna, anche se si pensa di rivederne i requisiti rispetto a quanto attualmente previsto, con possibilità di pensione a 62, 63 anni e non più a 57 per le statali e a 58 per le autonome, sempre con 35 anni di contributivo ma non accettando tagli del 25, 30% con pensione calcolata con sistema contributivo, ma con penalizzazioni del 3, 3,5% per ogni anno di anticipo in cui si lascia il lavoro, cancellando però lo scalino dei 22 mesi che blocca il turn over.

Altra novità al vaglio è il piano contro la povertà o la possibilità di pensione a 63 anni, con 35 o 30 anni di contributi e penalizzazioni del 3-4% fino a un massimo del 10-12% per il periodo mancante al raggiungimento dei 66 anni, piano che però potrebbe valere solo per coloro che sono rimasti fuori delle salvaguardie già scattate, per i disoccupati over 62 e, come detto, per le donne, con priorità per quelle con figli. Si tratta di novità che potrebbero essere discusse e realizzate solo se ci fosse una reale volontà politica di intervento e non soltanto per dare un contentino a partiti ed elettorato, e che potrebbero rientrare in una legge delega, come già accaduto con le nuove norme del Lavoro, con cui il governo si impegnerebbe a formulare le sue proposte in 6-12 mesi per poi farle approvare dal Parlamento o attraverso un iter parlamentare o con un decreto diretto.

Si tratta, tuttavia, in quest’ultimo caso di un’ipotesi difficile, al contrario potrebbe essere più fattibile l’iter parlamentare anche se richiederebbe tempi lunghissimi, mentre la legge delega è quella che conviene di più. C’è comunque da sottolineare, come ben si evince dai diversi piani, che eventuali novità imminenti non sarebbero comunque per tutti ma destinati esclusivamente a singole categorie di lavoratori.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il