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Pensioni novità e ultime notizie solo per categorie ristrette e precise. Quali cambiamenti previsti e come funziona

Mentre si lavora da tempo ad una soluzione universale per tutti, le novità pensioni sembrano concentrarsi ancora una volta su determinate categorie di persone: cosa prevedono




Mentre si lavora da tempo ad una soluzione universale per tutti, le novità pensioni sembrano concentrarsi, ancora una volta, solo su determinate categorie di lavoratori, compiendo lo stesso errore di sempre che potrebbe portare a ennesime discriminazioni. Se, infatti, le ultime notizie confermano che difficilmente ci saranno cambiamenti pensionistici per tutti nel breve periodo, d’altra parte confermano anche lo studio di particolari piani messi a punto solo per alcune persone, dalla staffetta generazionale aziendale, al contributivo donna, ma non solo.

Al vaglio del governo vi sarebbe attualmente un sistema rivolto a particolari categorie di lavoratori, cioè i dipendenti anziani, con più di 62 o 63 anni che hanno perso il lavoro non riescono a trovarne un altro. Queste persone potrebbero andare in pensione anticipata accettando un assegno finale ridotto con penalizzazioni del 3, 3,5% per ogni anno di anticipo in cui si lascia il lavoro. Questo piano potrebbe anche permettere alle aziende di prepensionare i suoi dipendenti ma se sono in corso processi di riorganizzazione aziendale che favorirebbero, d’altra parte, l’ingresso di nuovi giovani nel mondo del lavoro, dando così vita al meccanismo della staffetta generazionale.

Sul tavolo anche la proroga del contributivo donna ma con requisiti rivisti a partire dal 2016: se oggi infatti il contributivo donna permette di andare in pensione a 57 per le statali e a 58 per le autonome, con 35 anni di contributi e un assegno ridotto del 25, 30% interamente calcolato con sistema contributivo, a partire dal dal 2016 l’uscita anticipata per le donne sarebbe fissata a 62-63 anni e con 35 di contributi ma non più con ricalcolo contributivo dell’assegno bensì una penalizzazione del 3,3% l’anno per massimo tre anni, con penalizzazioni che non supererebbero il 10%, evitando anche l’innalzamento di 22 mesi previsto a gennaio per le dipendenti private. Il taglio della pensione finale sarebbe dunque decisamente inferiore al 25-30% previsto finora ma con qualche anno di età in più da trascorrere a lavoro.

Arriva invece dal ministro dell’Economia una nuova proposta di modifica, valida elusivamente per i lavoratori uomini che perdono il lavoro, rimanendo disoccupati, a pochi anni dalla pensione e che potrebbero uscire con una lieve penalizzazione del 3, 4%, che sembra in parte riprendere l’idea dell’assegno universale per gli over 55 che si ritrovano senza lavoro ma bocciato dal ministro del Lavoro.

Ora si parla, dunque, anche del contributivo uomo, il cui taglio potrebbe, però, essere limitato dall’erogazione di la mini pensione dall’Inps che, funzionando esattamente come un prestito, dovrebbe essere restituito dal lavoratore una volta che ha maturato i normali requisiti pensionistici richiesti.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il