BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni ultime notizie cambiamenti piani pensioni anzianità, vecchiaia, precoci calcolo requisiti, età, contributi, assegno

I requisiti di accesso alla pensione finale potrebbero cambiare ma con penalizzazioni a carico del lavoratore: possibili novità e come cambierebbe il valore dell’assegno finale




Dopo tanto discutere sulle novità pensioni e i piani che prevedono penalizzazioni a carico del lavoratore che decide di andare in pensione prima, ci si chiede quanto si arriverà a perdere con i piani in fase di sviluppo? Sono diverse le ipotesi al vaglio del governo ormai da due anni e le ultime notizie confermano che ai piani ben noti di quota 100, mini pensione, contributivo, staffetta generazionale, si sono recentemente affiancati il nuovo sistema ibrido Renzi-Boeri, la nuova proposta di uscita anticipata solo per gli uomini avanzata dal Ministero dell’Economia, e nuovi requisiti per il contributivo donna dal 2016. Vediamo di capire cosa prevede ognuno di questi meccanismi e le penalizzazioni previste che influirebbero sul valore della pensione finale.

Per modificare i requisiti di anzianità e vecchiaia, la minoranza Pd fa forza sul piano di quota 100, sostenuto da Parlamento e sindacati, ma anche dalla Lega, risultato della somma di età anagrafica e contributiva, che prevede penalizzazioni minime e che lascerebbe al lavoratore la libertà di scegliere effettivamente quando andare in pensione, se a 60 anni di età con 40 anni di contributi, o a 61 anni di età con 39 anni di contributi, o a 62 anni di età con 38 anni di contributi e così via.

Anche la mini pensione, che permetterebbe di andare pensione due o tre anni prima rispetto alla soglia dei 66 anni, prevede penalizzazioni minime perchè alleggerite dall’erogazione di un prestito che, una volta maturati i normali requisiti per l’uscita dal lavoro, dovrà essere restituito dal lavoratore con piccole trattenute di qualche decina di euro sull’assegno finale. Passando, invece, alla staffetta generazionale, sarebbe valida per i lavoratori cui mancano pochi anni al raggiungimento della pensione e che possono scegliere di passare al part time con riduzione dell’orario lavorativo e conseguente riduzione dello stipendio.

Capitolo diverso riguarda invece il sistema contributivo: così come proposto dal presidente dell’Inps Boeri permetterebbe l’uscita anticipata calcolando la pensione finale sulla base del montante contributivo accumulato durante la propria vita lavorativa, comportando penalizzazioni del 15% al massimo e non del 30% come invece sostenuto dai sindacati. Ma il governo starebbe anche valutando la novità ibrida Renzi-Boeri che consentirebbe di andare in pensione a 62 anni con 35 anni di contributi e una decurtazione del 3%, per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia di pensionamento fissata attualmente.

La penalizzazione sull’assegno mensile arriverebbe ad un massimo del 12% se si decide di lasciare a 62 anni, ma si tratta di un taglio che verrebbe in parte alleggerito da un prestito erogato dallo Stato, secondo il sistema della mini pensione, che il lavoratore dovrà poi restituire, con piccole decurtazioni mensili sulla pensione finale, quando avrà maturato i normali requisiti richiesti, che sarà calcolata in base ai contributi realmente versati dal singolo lavoratore nel corso della vita professionale.

Previsti nuovi requisiti di uscita dal lavoro con penalizzazioni che cambierebbero il valore dell’assegno finale anche per singole categorie di lavoratori, a partire dal contributivo donna che dal 2016 potrebbe subire  modifiche, permettendo l’uscita anticipata per le donne a 62-63 anni, e non più a 57 per le statali e a 58 per le autonome, e con 35 di contributi e non più con ricalcolo contributivo dell’assegno che riduce l’assegno del 25, 30% circa ma con una penalizzazione del 3,3% l’anno per massimo tre anni, con penalizzazioni che non supererebbero il 10%, eliminando anche l’innalzamento di 22 mesi previsto a gennaio per le dipendenti private; per arrivare alla nuova proposta per i lavoratori uomini che perdono il lavoro a pochi anni dalla pensione e che potrebbero uscire con una lieve penalizzazione del 3, 4%.

In termini pratici, se consideriamo una penalizzazione del 4% all'anno, la pensione anticipata di 12 mesi porterebbe ad un taglio di 800 euro lordi all’anno che al netto delle tasse nazionali, regionali e comunali, sarebbe di 548 euro, cioè poco più di 42 euro per 13 mensilità e la pensione netta passerebbe dai 1.272 euro a 1.230 euro, con un taglio, dunque, del 3,3%.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il