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Pensioni novità e ultime notizie relazione segreta dalle Ragioneria che si oppone a cambiamenti

I numeri dell’ultimo Rapporto Tesoro confermano la contrarietà a modifiche pensionistiche: le ultime notizie su possibili cambiamenti e posizione Ue




I cambiamenti sull’attuale legge pensionistica sono sempre stati ostacolati dai tecnici del Tesoro, particolarmente attenti ai conti pubblici e dell’opinione di dover lasciare le norme in vigore esattamente così come sono almeno nell’immediato futuro, considerando che sono le uniche che riescano a garantire stabilità finanziaria al nostro Paese ancora in crisi. Le ultime notizie, nonostante una conclamata necessità di cambiamenti, confermano come grazie alle norme previdenziali oggi in vigore si riuscirebbero a recuperare ben 80 miliardi di euro di risparmi fino al 2021 ed è chiaro come sia difficile lavorare sulle pensioni con il rischio di vanificare questa considerevole cifra di risparmi.

A volte, nonostante la volontà del governo di agire, si è pensato che mancasse il coraggio di cambiare le pensioni proprio in virtù dei risparmi possibili, e le posizioni del Tesoro sono rimaste sempre le stesse, anche alla luce di una situazione economica piuttosto altalenante, che di miglioramenti ne ha sì registrati ma piuttosto lenti e discontinui. E i dati dell’ultimo Rapporto del Tesoro non fanno che confermare questa situazione. Secondo le previsioni del Rapporto, infatti, dopo un’iniziale fase di crescita, dovuta alla recessione economica proseguita nel 2014, in relazione al Pil la spesa pensionistica toccherebbe il 15% nel 2027.

Successivamente, le previsioni parlano di una possibile crescita fino al 2044 dove il rapporto spesa/Pil arriverebbe al 15,5%, per poi calare notevolmente, raggiungendo il 14,9% nel 2050 e il 13,7% nel 2060. Sono numeri che chiaramente spingono a non approvare cambiamenti flessibili per le pensioni e che sostengono anche la contrarietà dell’Ue, da sempre per niente favorevole a modifiche pensionistiche. L’unica novità, infatti, che l’Ue potrebbe approvare è l’assegno universale, ma soltanto perché si tratta di una forma di sostegno alla povertà che già esiste in quasi tutti gli altri Paesi europei.

E’ chiaro dunque come le prospettive di agire con maggiore flessibilità sulle pensioni si facciano sempre più flebili e i numeri dell’ultimo Rapporto del Tesoro altro non fanno che confermare quella difficoltà di reperibilità di fondi per novità pensionistiche già evidenziata nel Def. Nel Documento di Economia e Finanzia che pone le basi per future misure della Manovra Finanziaria di ottobre non fa alcun riferimento alle pensioni e ha reso disponibili ancora da utilizzare due miliardi di euro che, però, ancora non si sa a cosa destinare, se al piano contro la povertà, o per l’assegno universale, o per la proroga del contributivo, che costerebbe proprio due miliardi.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il