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Pensioni ultime notizie confronto piani Pd, Lega, M5S con indicazioni Renzi, Boeri, Morando, Poletti anzianità, vecchiaia, precoci

Piani di cambiamento sulle pensioni, proposte dei vari partiti e novità in discussione al governo: cosa si potrebbe realmente fare e cambiamenti minimi




Le novità dai vari partiti Pd, Fi, Lega, M5S sembrano creare false aspettative sui possibili cambiamenti per pensioni di anzianità e vecchiaia. Anche se, infatti, è stato da più parte confermano che sarà difficile riuscire ad agire nel breve periodo, si susseguono, come confermano le ultime notizie, gli annunci di ipotesi di lavoro al vaglio del governo e la novità principale sono le aperture dei tecnici del Tesoro a modifiche pensionistiche, dal viceministri Morando al sottosegretario Baretta, allo stesso ministro Padoan, da sempre contrario a cambiamenti sulle pensioni attuale.

La condizione che ha portato i tecnici del Ministero delle Finanze ad aprire a modifiche è che ogni cambiamento sia a costo zero. L’approvazione di piani che possano garantire maggiore flessibilità in uscita per tutti, infatti, non dipende dalla volontà politica che è indiscussa da sempre ma soprattutto dalla disponibilità di risorse economiche necessarie per la realizzazione di tali piani.

Probabilmente la decisione finale su questo aspetto arriverà mercoledì prossimo in settimana, dopo luna riunione in programma tra Renzi e i ministri di Lavoro ed Economia. Resterà da capire su quali cambiamenti puntare con eventuali fondi a disposizione. Al momento, sarebbero disponibili circa due miliardi di euro che potrebbero essere impiegati o per l’assegno universale, o per un piano anti-povertà, o solo per la proroga del contributivo donna, che però dovrebbe essere rivisto dal 2016.

Invece di prevedere l’uscita anticipata a 57 anni per le statali e a 58 anni per le autonome, con 35 anni di contributi, e un assegno finale ridotto, di circa il 25, 30%, interamente calcolato con sistema contributivo e non più con il più vantaggioso retributivo, si potrebbe spostare l’uscita a 62, 63 anni, sempre con 35 anni di contributi, ma piuttosto che accettare una riduzione della pensione finale del 25, 30%, sarebbe previsto un taglio del 3, 3,5% per ogni anno di anticipo in cui si lascia il lavoro, fino ad un massimo del 10%, e con la cancellazione dello scalino di 22 mesi a partire dall’anno prossimo, meccanismo che blocca decisamente il turn over. La proroga del contributivo donna potrebbe rappresentare, al momento, l’unica modifica possibile e rappresenterebbe una sorta di contentino che il premier Renzi darebbe a partiti ed elettorato per giustificare le recenti dichiarazioni su cambiamenti per le pensioni.

Renzi ha, infatti, sempre detto negli ultimi mesi di essere pronto a cambiare le pensioni ma alla fine si è sempre tirato indietro dopo ogni affermazione. Il blocco è sempre stato rappresentato dalla mancanza di fondi necessari ed ora si lavora per garantire quanto meno minimi cambiamenti. Dalla parte di Renzi anche il presidente del’Inps Boeri, che però rilancia sul suo contributivo con tagli al massimo del 15% sulle pensioni più elevate.

E, insieme al contributivo donna, tra i cambiamenti minimi in ballo ci sarebbe anche la nuova proposta del ministro Padoan di pensionamento anticipato per gli uomini over 62 che restano senza lavoro e che potrebbero andare in pensione con penalizzazioni del 3, 4% sull’assegno finale. E poi il ministro del Lavoro Poletti, sempre convinto della necessità di modificare le attuali pensioni, ha rilanciato il part time, come soluzione previdenziale collegata al lavoro e al rilancio dell’occupazione giovanile. Mancano, invece, ancora piani ad hoc per precoci e usuranti, fortemente penalizzati dalle norme oggi in vigore.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il