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Pensioni novità e ultime notizie il piano che renderebbe cambiamenti fattibili c'è seppur nessun ne parla più

Non si parla più di spending review in vista della prossima Manovra Finanziaria e sembrano sempre più lontane le novità pensioni: quali le ultime notizie?




In vista della prossima Manovra Finanziaria si parla di revisione del Def, il Documento di Economia e Finanzia che pone le basi per la definizione di novità e misure da inserirvi, di risorse necessarie per l’attuazione di cambiamenti obbligatori, di misure prioritarie ma il vero strumento di svolta, la spending review, che definisce piani di taglio ai costi ‘superflui’ della spesa pubblica, sembra essere stato dimenticato. Le ultime notizie hanno sempre confermato che dai tagli della spending review si sarebbero potute recuperare quelle risorse necessarie per mettere a punti misure urgenti e per capire se qualcosa sarebbe potuta essere impiegata anche per le pensioni.

Ma ad oggi del piano di spending review sembra non se ne parli più. Secondo un’analisi del Centro studi di Unimpresa, che ha preso in esame le tabelle della nota di aggiornamento del Def, non vi sarebbe alcun intervento serio sulla spesa pubblica, anzi. Le uscite saliranno costantemente rispetto agli 826,2 miliardi del consuntivo 2014. Nel 2015 saliranno a 831,5 miliardi, nel 2016 a 840,4 miliardi, nel 2017 a 842,6 miliardi, nel 2018 a 853,7 miliardi e nel 2019 a 866,1 miliardi. Complessivamente, nel quinquennio si registrerà un incremento della spesa pubblica pari a 39,8 miliardi (+4,82%).

Secondo alcune fonti, il gettito previsto dagli unici interventi di spending review previsti, tra tagli di agevolazioni fiscali e bonus, dovrebbe essere di 6, 7 miliardi di euro. Si parla, in particolare, di taglio alle detrazioni sanitarie e del settore agricolo, tagli che comunque ricadranno sulle tasche dei contribuenti per cui aumenterà, ancora, la pressione fiscale. Ma le risorse recuperate potrebbero essere impiegate per novità pensioni, volte ad aumentare occupazione giovanile e produttività e tutto sarebbe realizzabile anche nel medio periodo con le penalizzazioni previste da ogni piano di prepensionamento che assicurerebbero non soltanto vantaggi in termini occupazionali, come detto, ma anche in termini di risparmi, nel lungo periodo, che potrebbero servire per ulteriori cambiamenti ma anche per sanare l’alto debito pubblico. Il vero problema è che manca la spending review nella Manovra Finanziaria e che quella indicata è decisamente minima.

Si tratta di risorse minime ma che potrebbero dare vita ad un meccanismo virtuoso di cambiamenti a sostegno dei cittadini. De resto, i fondi necessari per le pensioni sarebbero di circa 4 miliardi per l’approvazione della proroga del contributivo donna o per la staffetta generazionale, e intorno agli 8 miliardi per il piano di quota 100 che comunque compenserebbe la spesa inizialmente sostenuta dallo Stato che recupererebbe le risorse dalle penalizzazioni previste a carico di ogni lavoratore che decide di andare in pensione prima.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il