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Pensioni novità e ultime notizie non è più nemmeno citata da Renzi, Morando, Boeri, Poletti, Padoan la vera svolta necessaria

Spending review da cui recuperare nuove risorse dimenticata e uniche novità la vaglio solo pochi: come e per chi potrebbero realmente cambiare le pensioni?




Lo strumento di svolta per poter modificare le pensioni, vale a dire il piano di spending review, sembra essere caduto nel dimenticatoio e le novità non si prospettano certamente positive. Se, infatti, nella revisione del nuovo Def si fossero mantenute le risorse economiche definite nel Documento di primavera, ci sarebbero state le risorse  necessarie per cambiare le pensioni con piani di quota 100, part time, mini pensione, contributivo, o l’assegno universale, ma la spending review è stata notevolmente ridimensionata e i tagli, che colpiranno innanzitutto detrazioni fiscali e bonus al settore agricolo, non basteranno a coprire le risorse necessarie.

Il gettito previsto dalla revisione della spesa, secondo alcune fonti, sarebbe di 6-7 miliardi di euro. Il valore della Manovra è di 27 miliardi di euro e 17 miliardi di euro di coperture potrebbero derivare dalla maggiore flessibilità concessa dall’Ue e gli altri 10 dalla spending review. Ma se anche l’Ue concedesse i 17 miliardi di spesa in deficit, con una spending di review di soli 6 miliardi mancherebbero 4 miliardi di euro. Intanto, le risorse da 6, 7 miliardi di euro potrebbero essere impiegate per modifiche pensioni, che assicurerebbero vantaggi sia in termini occupazionali che in termini di risparmi, nel lungo periodo.

Le risorse potrebbero essere sufficienti per l’approvazione di modifiche minime, perché, per esempio, per l’approvazione della proroga del contributivo donna o per la staffetta generazionale servirebbero circa 4 miliardi, che salirebbero a 8 miliardi per il piano di quota 100. Stessa cifra potrebbe servire per l’assegno universale.  Il problema è che ormai non sembra si faccia più riferimento alla spending review e, secondo le nuove strategie di lavoro dei tecnici del Tesoro, Morando, Baretta, Padoan, del premier  Renzi, del ministro del Lavoro Poletti, e del presidente dell’Inps Boeri, i piani possibili sarebbero addirittura di peggioramento.

Dall’anno prossimo, infatti, per l’adeguamento all’aspettativa di vita Istat, l’età pensionabile passerà dai 66 anni e tre mesi ai 66 anni e sette mesi, aumentando di quattro mesi e si tratta di uno scatto che automaticamente si ripeterà ogni due anni, di tre, quattro mesi, fino ad arrivare alla soglia dei 70 anni di età per l’uscita dal lavoro nel 2050. Per bloccare questi aumenti si dovrebbe agire entro l’anno valutando quale dei piani tra quota 100, mini pensione, contributivo, part time, sia quello più fattibile.

Tuttavia, le notizie delle ultime settimane e la nuova strategia di lavoro di Renzi, che più che sulle pensioni sembra concentrarsi su nuovo piano famiglie e nuovo piano di taglio delle tasse per imprese e famiglie,  confermano che eventuali miglioramenti potrebbero interessare solo alcune persone e riguardare la proroga del contributivo donna, ma con requisiti rivisti a partire dal 2016 e l’uscita anticipata per gli uomini over 62, come ha dimostrato la nuova proposta del ministro Padoan. Per i lavoratori uomini over 62, infatti, Padoan avrebbe parlato della possibilità di andare in pensione prima, se però perdono il lavoro rimanendo disoccupati, con una lieve penalizzazione del 3, 4%.

Si tratta, tuttavia, di modifiche pensate esclusivamente per singole categorie di lavoratori che migliorerebbero le condizioni solo di alcune persone, mentre per la maggior parte il prossimo anno resterebbe comunque un nuovo anno di peggioramenti per quanto riguarda la situazione pensionistica.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il