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Pensioni ultime notizie nuovo studio segreto della Ragionerie contrario a cambiamenti pensioni vecchiaia, precoci, anzianità

Nuovi dati su ultimo Rapporto del Tesoro e revisione del Def non annunciano alcuna novità positiva per le pensioni nell’immediato: situazione, ultime notizie e prospettive




Non ci sarà probabilmente alcuna novità rilevante per pensioni di anzianità, vecchiaia, precoci e usuranti nella prossima Manovra Finanziaria che sarà presentata, da calendario, il 15 ottobre. Mancano dunque solo poche settimane alla sua presentazione ufficiale e ad oggi tra le misure annunciate di taglio delle tasse, proroga dei bonus edilizia e mobili anche per il 2016, nuove modifiche per il regime dei minimi per i titolari di Partita Iva, investimenti e piano di rilancio del Sud, non compare nulla sulle pensioni.

A confermarlo le ultime notizie sulla revisione del Def che non fa ancora alcun accenno alle pensioni e che non definisce nemmeno nel dettaglio le risorse economiche che servono per la realizzazione di ogni misura e quelle eventualmente rimanenti che potrebbero magari essere impiegate per le pensioni.

A questa genericità, che ha creato non pochi dubbi nei tecnici del Senato, si aggiungono le notizie dell’ultimo Rapporto del Tesor, per niente positive su Pil e spesa pensionistica in Italia. Secondo il Rapporto, infatti, dopo un’iniziale fase di crescita, dovuta alla recessione economica proseguita nel 2014, in relazione al Pil, la spesa pensionistica toccherebbe il 15% nel 2027, in crescita poi fino al 2044 dove il rapporto spesa/Pil arriverebbe al 15,5%, per tornare a calare raggiungendo il 14,9% nel 2050 e il 13,7% nel 2060.

Si tratta di numeri che certamente non portano a pensare alla possibilità di approvazione immediata di novità pensioni, soprattutto se pensiamo che insieme a questi numeri negativi bisogna considerare la contrarietà dell’Ue a modifiche pensionistiche. L’Ue potrebbe approvare soltanto l’assegno universale, perchè già esiste in quasi tutti gli altri Paesi europei. Eppure quei meccanismi di uscita anticipata di cui si parla ormai da sempre tra contributivo, mini pensione, quota 100, staffetta generazionale ma anche la novità ibrida di Renzi-Boeri, che si pone come combinazione dei precedenti sistemi, non intaccherebbero più di tanto quei conti pubblici a cui è particolarmente attenta l'Ue.

Tutti, infatti, prevedono penalizzazioni a carico del lavoratore che decide di lasciare prima del previsto il lavoro, senza considerare che, come più volte spiegato, si trattarebbe di modifiche che porterebbero vantaggi in termini occupazionali, favorendo il rilancio dell'occupazione giovanile, e quindi la competitività, a fronte dell'uscita anticipata di lavoratori più anziani, ed anche in termini di risparmi. Nel lungo periodo, infatti, le penalizzazioni previste andrebbero ad accumularsi in nuovi risparmi da poter impiegare poi in ulteiori cambiamenti pensionistici.


 

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il