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Pensioni novitÓ e ultime notizie Pd diviso, no di Scelta Civica,, forte rilancio M5S, Fi quota 100, legge Renzi-Boeri, staffetta

Il panorama politico mostra tutte le sue divisione quando si tratta di introdurre novitÓ e cambiamenti nel sistema delle pensioni italiano.




Spaccature sul fronte delle pensioni che frenano l'introduzione di novità sono presenti già all'interno del governo. Come riferiscono le ultime notizie, nella principale forza politica che gli dà fiducia, il Partito democratico, esistono due forze in competizione. C'è un'ala che sta procedendo con molta prudenza ed è disposta a scalfire le attuali norme previdenziali prevedendo il ritiro dal lavoro con qualche anno di anticipo, ma non troppo, a fronte di penalizzazione tra il 3 e il 4%. E c'è un secondo fronte, decisamente più agguerrito, che è disposto ad aumentare la spesa pur di rendere il quadro previdenziale più accettabile dal punto di vista sociale.

Basti pensare al disegno di legge, più volte respinto per assenza di coperture economiche, che prevede il pensionamento a 62 anni con 35 anni di contributi e riduzione massima dell'assegno dell'8%. Ancora più drastica è la posizione della Lega che invoca la cancellazione totale di tutte le norme ora in vigore. Ha anche provato, senza successo, a consegnare la parola ai cittadini tramite referendum. Tra le proposte più volte avanzate con diverse sfumate c'è l'applicazione della cosiddetta quota 100, somma di età anagrafica e anni di contribuzione, come tetto da raggiungere per andare in pensione. Calcoli alla mano, si tratta di una delle soluzioni più costose per lo Stato e dunque sempre restituita al mittente.

Da tempo il Movimento 5 Stelle batte il tasto dell'assegno universale. Nella sua formulazione, prevede la garanzia al beneficiario, qualora unico componente di nucleo familiare, il raggiungimento, anche tramite integrazione, di un reddito annuo netto pari a 7.200 euro stabilito in ordine alla soglia di povertà relativa, quantificata a partire dall'anno 2013 in 600 euro mensili netti. Il destinatario in età non pensionabile deve assicurare disponibilità al lavoro presso i centri per l'impiego territorialmente competenti e ha l'obbligo di comunicare agli enti preposti ogni variazione della situazione reddituale, lavorativa, familiare o patrimoniale che comporta la perdita del diritto a percepire l'assegno.

E se il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali suggerisce da tempo le mini pensioni per chi è vicino al ritiro, si trova in stato di disoccupazione, ma è ancora privo dei requisiti richiesti, Forza Italia propone di alzare le minime a mille euro e di scardinare le regole attuali. Si tratta di una posizione completamente contraria a quella di Scelta Civica. Sullo sfondo rimane l'estensione a tutti i lavoratori della possibilità di calcolo dell'assegno con il sistema contributivo per favorire l'uscita anticipata in cambio di una riduzione dell'importo di circa il 20%.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il