Rischio siccità e blackout nei prossimi mesi in Italia secondo Bersani e il suo team di esperti

Per la task force di Bersani l'Italia è a rischio siccità e blackout a causa dell'impennata delle temperature rispetto alla media ed alla riduzione delle risorse idriche



Temperature un grado sopra la media, precipitazioni scarse, diversi milioni di metri cubi in meno negli invasi dei laghi: l'Italia è a rischio siccità.

La previsione, non certo rosea, viene dai tecnici del Ministero dello Sviluppo economico, riuniti per fare il punto della situazione nel palazzo di Via Veneto insieme ai rappresentanti del ministero dell`Ambiente, di Terna, della Protezione Civile, dell`Autorità per l`Energia elettrica e il Gas, delle Regioni maggiormente interessate e dell`Autorità del bacino del Po.

In accordo con la globalizzazione e perfettamente in linea con la tendenza, ormai quasi un marchio, del Global Warming, l'Italia si prepara ad affrontare un'estate calda, con poca acqua e forse poche lampadine accese: l'emergenza idrica porta infatti con sé il fantasma dei black out, dimostratosi negli anni passati ben reale e pronto a spaventare il popolo del Bel Paese.

Il Po mai così basso come in aprile, il Ticino che lascia affiorare un antico ponte romano, il lago Maggiore che "perde" 60 milioni di metri cubi d'acqua rispetto all'anno scorso sono solo alcune delle immagini che rendono concreto l'allarme lanciato dagli uomini di Bersani. Al Ministero dello sviluppo sono state pensate alcune misure per mettere mano all'emergenza, a cominciare dal controllo delle risorse idriche non ad uso domestico, che potrebbero essere contingentate tramite "rilasci controllati" dai grandi laghi e dagli invasi alpini per evitare sprechi e mantenere il più alto possibile il livello dei grandi fiumi. E' stata prevista inoltre la messa in opera di misure che consentano di ridurre il rischio blackout, per evitare che un consumo di energia eccessivo faccia saltare la rete elettrica nazionale: i vertici del Ministero potrebbero "staccare la spina" alle utenze industriali cosiddette "interrompibili" (quelle industrie che pagano meno l'energia dando in cambio il fattore rischio, offrendo cioè di distaccarsi in caso di emergenza), o incrementare la quantità di energia acquistata dai Paesi vicini. Tutte iniziative già sperimentate nel 2003, quando a fronte del meltdown della rete elettrica fu varata la cabina di regia nazionale per la razionalizzazione delle misure a disposizione.

Il ministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio ha raccolto l'allarme lanciato dalla riunione tecnica di questa mattina ed ha annunciato che domani in Consiglio dei Ministri chiederà lo Stato di Crisi. "L'emergenza idrica va affrontata senza indugi e con razionalità, il primo passo, vista la situazione, è dichiarare lo stato di crisi", ha affermato il ministro, che ha espresso la necessità di interventi strutturali, come la stesura di un piano antisprechi e l'avvio dell'ammodernamento della rete idrica: "l'acqua è un bene che a causa dei cambiamenti climatici diventa di anno in anno sempre più prezioso e va assolutamente tutelata".

Per Legambiente, la responsabilità dell'emergenza idrica non va però accollata tutta sulle spalle del riscaldamento climatico. Prima del global warming, infatti, secondo il presidente dell'associazione ambientalista Roberto della Seta, la "principale causa dell'emergenza" è l'assenza di "serie politiche idriche ed energetiche", specchio della "cattiva gestione delle nostre risorse". "E` tempo", ha affermato Della Seta, "che si giunga a una pianificazione che riduca i consumi e gli sprechi e dia una soluzione duratura ai problemi di approvvigionamento. Le attività agricole intensive altamente idrovore, i sistemi di irrigazione ad alto consumo, oltre alle perdite lungo il percorso determinano fortissimi sprechi". Lo stesso vale per gli usi civili, dove Legambiente stima che a causa di un sistema di condutture 'colabrodo' vecchio ed in pessime condizioni "si perde oltre il 30% dell`acqua immessa in rete" nelle città italiane.

E oggi pomeriggio l' "emergenza idrica" è entrata anche in Parlamento, ma sotto una veste del tutto particolare: per un guasto al sistema antincendio un'ingente perdita d'acqua dal soffitto vicino alla buvette del Senato ha interrotto i lavori dell'aula ed ha costretto i commessi e qualche addetto alle pulizie ad intervenire con secchi e mocio vileda. La falla nella stiva del Transatlantico rischia di far affondare i lavori di Palazzo Madama per tutta la settimana: chissà che Marini non chiami gli idraulici di Bersani per chiudere i rubinetti.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il