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Pensioni novità piani attuali in base ultime notizie Renzi, Poletti, Baretta, Morando, Padoan e rilancio Lega, Fi, Pd e M5S

Tra le tante proposte per cambiare le pensioni in Italia, nessuna ha ancora avuto la meglio. Flessibilità in cambio di penalizzazioni al 3-3,5%?




C'è anche il dibattito parlamentare sulle pensioni ad animare le ultime notizie in materia. Le novità passano innanzitutto dalla posizione della minoranza del Partito Democratico, favorevole sia all'applicazione di quota 100 ovvero della somma di età anagrafica e di anni di contribuzione da raggiungere per accedere al trattamento previdenziale e sia all'introduzione di un sistema che sia il più universale per tutti i lavoratori. In questo contesto si inserisce il disegno di legge di Cesare Damiano (Pd), presidente della commissione Lavoro della Camera dei deputati, appoggiato da Pier Paolo Baretta, sottosegretario al Ministero dell'Economia, di consentire l'uscita dal mondo del lavoro a 62 anni con 35 anni di contributi e penalizzazione massima dell'8% per chi esce in anticipo.

Ancora più radicale è la posizione della Lega che chiede l'abbattimento dell'attuale impianto e a una completa riscrittura delle norme sulle pensioni. Ha anche provato a percorrere la strada del referendum popolare, ma è stata bloccata dai tribunali poiché l'attuale legge previdenziale è stata assimilata a una manovra di bilancio su cui non è possibile interrogare gli elettori. Da parte sua, Forza Italia è un mondo in continua evoluzione e, anche per via dell'instabilità che sta attraversando, non ha presentato un piano completo e definitivo. Tuttavia non è mai stata favorevole all'attuale legge previdenziale, anche se l'ha votata così come il Partito democratico, e abbastanza genericamente propone di alzare a mille euro l'importo dell'assegno minimo.

Molto critico è anche il Movimento 5 Stelle. Accanto alla cancellazione delle norme attuali, è da sempre favorevole all'introduzione dell'assegno universale a favore dei più bisognosi e a ben precise condizioni, al pari di quanto accade nella quasi totalità dei Paesi europei. Il governo si muove invece con molta cautela, sapendo bene che ogni cambiamento, come ripetuto dal ministro e dal viceministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan ed Enrico Morando, passa dall'imperativo di tenere in equilibrio i conti pubblici. Una delle soluzioni che sta emergendo in queste ore, sostenuta anche da Giuliano Poletti, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, è il coinvolgimento delle aziende nel pagamento dei contributi per favorire il prepensionamento dei dipendenti più anziani.

L'ipotesi di consentire l'uscita con qualche anno di anticipo stuzzica anche il premier Matteo Renzi e vede favorevole anche Tito Boeri, presidente dell'Inps. Ma resta da capire quale tasso di penalizzazione applicare per ogni anno di mancato rispetto della tabella di marcia. Attualmente si pensa al 3-3,5%. L'obiettivo minimo è l'estensione del contributivo donna ovvero la concessione alle lavoratrici dell'opportunità dell'uscita anticipata in cambio del calcolo dell'assegno con il meno economicamente vantaggioso sistema contributivo.

In questo contesto occorre trovare un punto di equilibrio anche con le parti sociali ovvero con il leader di Confindustria, Giorgio Squinzi, e il numero uno di Cgil, Susanna Camusso. Quest'ultima ha ribadito le accuse agli industriali di voler solo tagliare i salari, Squinzi ha nuovamente sottolineato che non è questo l'obiettivo, così come non ci sono indicazioni alle categorie di fare pause nei rinnovi. Tra le spinte di Confindustria c'è quella di aprire una stagione di staffetta generazionale attraversa la facilitazione ai prepensionamenti, l'ingresso di nuove leve nel mondo del lavoro per rilancio competitività e produttività. Camusso ha ricordato che la curva dei salari è piatta dal 1993, ma per leader degli industriali vengono addebitate posizioni che non sono le loro.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il